Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di il turra (del 28/07/2010 @ 12:20:37, in Associazione Turrismo, linkato 7 volte)

il Turrismo cerca urgentemente collaboratori in vari campi perchè le attività da portare avanti sono diventate troppe e non riesco a farle!

per Taller GRAFICA MAYA il gruppo di pittori maya del Chiapas, nel sud-est messicano sul quale e venuta fuori la mia tesi con Ch'ulel


  • migliorare il sito http://tallergaleriagraficamaya.blogspot.com/ e pensare anche  a creare un nuovo sito con nuovo dominio

  • aggiornare le pagine di Grafica Maya sul Turrismo.it nelle varie lingue

  • curriculum aggiornato delle esposizioni negli ultimi anni

  • ricerca spazi per esporre e fare conferenze

  • tesi con Ch'ulel sui pittori Maya, tutta in italiano da mettere su www.ilmiolibro.it

  • la stessa tesi da tradurre in spagnolo e stampare con il sito sopra

  • creare un rubrica con tutti i contatti di questi anni

  • mandare email con le attività in programmazione

  • progetto del taller di pittura a Chamula di un gruppo di giovanissimi pittori, promuoverlo per cercare finanziamenti

  • centro artistico e curativo "Union Arte Libre" al confine tra Chiapas e Guatemala, promuoverlo e finanziarlo, creare interscambi con artisti messicani ed internazionali

  • vendita online delle stampe-incisioni esempio su facebook

  • stage di 2-3 mesi presso il Taller Grafica Maya per circa 30 ore settimanali
  • ricerca volontari per svolgere tale stage a San Cristobal

  • organizzazione e pianificazione del “Grafica Maya Turr” di Osbaldo in sett-ott-nov 2010 a Feltre, Siena, Roma, Cosenza, Milano e Torino, Barcelona, Parigi e Bruxelles....ed altro

  • lotteria di autofinanziamento con estrazione 6 gennaio 2011 dei numeri gran Rifa

  • organizzare un viaggio di 2 settimane in Chiapas-Mexico in collaborazione con tourviamaya ed i pittoricome guide-accompagnatori per avere l'altra versione della storia dei Maya e vedere con altri occhi l'Europa affondare!
  • foto da mettere sul sito e su facebook

  • creazione e promozione su facebook della page Taller-Galeria Grafica Maya

  • inizio collaborazione con il collettivo Bienhi di artigiani zapotechi di Oaxaca per la produzione manuale della Seta e dei tessuti  http://www.youtube.com/watch?v=iGJ4JJdHkOw
  • e chissà quante altre forme di promozione esistono....ma il messaggio Maya deve essere chiaro andare contro l'individualismo che ci ha portato in questa "lotta feroce tra poveri, senza vincitori" e favore di una coscienza collettiva e spirituale! Dobbiamo essere umili perchè abbiamo molto di più da imparare che da insegnare a loro!




collaboratori per FELTRE, borgo medievale e città d'arte ai piede delle Dolomiti, patrimonio mondiale dell'umanità!

  • creazione di pacchetti turristici sulle nostre Dolomiti

  • organizzare meglio l'associazione, verbali, comunicazione soci, ruoli...
  • Turrismo card, aumentare le convenzioni e metterle online

  • aggiornare il turrismo.it

  • creare pacchetto agenzia con noleggio con conducente

  • promuovere tutti i pacchetti

  • contattare guide a Venezia e Treviso

  • cantine del prosecco per la visita, modello Chianti Tour

  • convenzioni con lo SCEC http://www.arcipelagoscec.net/

  • collaborare con Banca del Tempo dell'Auser http://auserbelluno.it/faq-yes-1-Banca+del+tempo&Itemid=7

  • promuovere la logica del dono

Anche a Siena, principalmente le convenzioni dello SCEC, la banca del tempo e la Turrismo card per far capire meglio il concetto degli sconti-scec-ore/tempo il tutto senza usare la merce EURO

Il turrismo vorrebbe diventare “agenzia” Turristica che non accetta denaro ma SCEC, ore della banca del tempo, doni, beni e servizi, sul modello di quella in Chiapas dell'amico Erasto http://sites.google.com/site/toursviamaya/

il tutto con lo sforzo di tenere bassissimi costi, e ora sono pure senza fissa dimora, la sede dell'associazione in condivisione con tante altre (grazie e speriamo resti gratuita!),  la comunicazione attraverso interntet con telefonate ai fissi con voipstunt ed EMAILS, ma senza un


quartiere Castello

erasmus student network

ESN enterprise 6-9 novembre 2010 Roma-Barcelona-Roma

Vacanze nel Chianti www.villafuale.it per la lotteria Castello e per quella dell'associazione italiana persone down

spettacolo teatrale “Illuminato”



il tutto mosso da questo motore carico di energia che mi porta a fare le cose per il gusto di aiutare gli altri, conscio ormai dopo anni di esperienza maya che è il modo migliore per avere una bella vita! Coscienza collettiva Maya!!

Non faccio tutte queste cose perchè disoccupato e non so cosa fare, anzi ne avrei tanto di lavoro come autista-guida per turisti nelle colline senesi data la lunga esperienza e le conoscenze linguistiche (e mi divertirei anche di più che stare al PC), avrei anche posto dove dormire a Siena, ma se capisci la gravità della situazione occidentale in cui viviamo e che ogni giorno andrà peggio.... vedi il video Un aquilano agli Italiani!

è dura far finta di niente e fregarsene, dato che tutti gli amici e parenti ne risentono....per questo vi chiedo di aiutarmi a tentare di cambiare le cose, non è così impossibile come la TV vi fa credere!! urgentemente perchè la mia immensa energia finirà come i soldi che la mia carissima nonnetta Antonietta mi ha lasciato!

l'uomo è un animale sociale!! l'individualismo la sua condanna!

facciamo gruppo, miglioreremo le cose e ci divertiremo pure!

un feltrino viaggiatore!!

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Di il turra (del 28/06/2010 @ 14:08:44, in La grande Onda in arrivo, linkato 23 volte)
ciaooo

ma perchè siamo in Crisi? perchè poi era cosi facile da prevederla?
e sapere che ancora il peggio deve arrivare?

viviamo in un'epoca di DEBITO che prima o poi strozza il debitore!!

una email ricevuto dalla mailing list di centrofondi.it  lo stesso di arcipelagoscec.net il progetto scec per la creazione di buoni di solidarietà,

ma per iniziare basta la banca del tempo
e il recupero del baratto, tutti i 13 di ogni mese, si inizia con un giorno per via via crescere.....

siamo ancora in tempo per evitare periodi di grandissima violenza, Guerre....ma manca pocchisssimo....
____________________________________________________________
    _____________
     
    QUERELA/DENUNCIA contro equitalia ,BCE, BANKITALIA E ALTRI presentata
    da Orazio Fergnani e David Rorro
    _________________________________________________________________________
     
     
     
    QUERELA/DENUNCIA CONTRO : Tutti i governatori e dirigenti della Banca
    Centrale Europea; PARTE PRIMA
    Condividi
    Ieri alle 21.05
     
    ROMA, 21/06/2010
     
    Al Comando stazione dei Carabinieri
    SEDE
     
    Alla Procura Della Repubblica Competente
     
    E, p.c. Ad Altri
     
     
    QUERELA/DENUNCIA CONTRO :
     
    1) Tutti i governatori e dirigenti della Banca Centrale Europea;
    2) Tutti i governatori e dirigenti della Banca d’Italia a partire
    dall’anno 1992;
    3) Tutti gli appartenenti ai consigli d’amministrazione delle banche
    commerciali private operanti sul
    4) territorio italiano a partire dall’anno 1992;
    5) Tutti i titolari e dirigenti del ministero dell’ Economia a partire
    dall’anno 1992;
    6) Tutti i titolari e dirigenti del ministero delle Finanze a partire
    dall’anno 1992;
    7) Tutti i titolari e dirigenti del ministero del Tesoro a partire
    dall’anno 1992;
    8) Tutti i titolari e dirigenti del ministero del Bilancio a partire
    dall’anno 1992;
    9) Tutti i ragionieri generali dello Stato a partire dall’anno 1992;
    10) Tutti i consiglieri e i direttori generali della Corte dei Conti a
    partire dall’anno 1992;
    11) Tutti i dirigenti, amministratori e funzionari della Equitalia
    S.p.A.;
    12) Tutti i dirigenti, amministratori e funzionari delle agenzie di
    recupero crediti qui non citate;
    13) ed eventuali altri, secondo il ruolo ed il grado di responsabilità
    risultante dalle indagini.
     
    Per le ipotesi dei reati p. e p. dagli articoli:
     
    1) Concorso formale in reato continuato (art.81 c.p.);
    2) Pene per coloro che concorrono nel reato (art.110 c.p.);
    3) Circostanze aggravanti (art.112 c.p.);
    4) Attentato contro l’integrità l’indipendenza e l’unità dello Stato
    (art.241 c.p.);
    5) Intelligenze con lo straniero a scopo di guerra contro lo Stato
    italiano (art.243 c.p.);
    6) Corruzione da parte del cittadino da parte dello straniero (art.246
    c.p.);
    7) Infedeltà in affari di Stato (art.264 c.p.);
    8) Attentato contro la Costituzione dello Stato (art.283 c.p.);
    9) Devastazione, saccheggio e strage (art.285 c.p.);
    10) Attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee
    regionali (art.289 c.p.);
    11) Attentati contro i diritti politici del cittadino (art.294 c.p.);
    12) Peculato (art.314 c.p.);
    13) Malversazione a danno dello Stato (art.316 bis);
    14) Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (art.319
    c.p.);
    15) Corruzione di persona incaricata di pubblico servizio (art.320
    c.p.);
    16) Abuso d’uffico (art.323 c.p.);
    17) Omissione di atti d’ufficio (art.328 c.p.);
    18) Interruzione d’un servizio pubblico o di pubblica utilità (art.331
    c.p.);
    19) Violenza e minaccia ad un corpo politico amministrativo o
    giudiziario (art.338 c.p.);
    20) Usurpazione di funzioni pubbliche (art. 347 c.p.);
    21) Inadempimento di contratto di pubbliche forniture (art.355 c.p.);
    22) Frode nelle pubbliche forniture (art.356 c.p.);
    23) Associazione a delinquere (art.416 bis);
    24) Devastazione e saccheggio )art.419 c.p.);
    25) Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato
    previo concerto, di monete
    falsificate (art.453 c.p.);
     
    26) Alterazione di monete (art.454 c.p.);
    27) Spendita ed introduzione nello Stato senza concerto, di monete
    falsificate (art.455 c.p.);
    28) Circostanze aggravanti (art.456 c.p.);
    29) Parificazione delle carte di pubblico credito delle monete (art.
    458 c.p.);
    30) Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici
    (art.476 c.p.);
    31) Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in certificati
    (art.477 c.p.);
    32) Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti
    pubblici (art.479 c.p.);
    33) Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in certificati
    (art.480 c.p.);
    34) Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici
    (art.481 c.p.);
    35) Falsità materiale commessa dal privato (art.482 c.p.);
    36) Falsità ideologica commessa dal privato in atti pubblici (art.483
    c.p.);
    37) Falsità in registri e notificazioni (art.484 c.p.);
    38) Uso di atto falso (art.489 c.p.);
    39) Documenti equiparati agli atti pubblici agli effetti della pena
    (art.491 c.p.);
    40) Documenti informatici (art.491 bis c.p.);
    41) Falsità commesse da pubblici impiegati incaricati di un pubblico
    servizio (art. 493 c.p.);
    42) Distruzione di materie prime o di prodotti agricoli o industriali
    ovvero di mezzi di produzione
    (art.499 c.p.);
    43) Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o
    nelle borse di commercio
    (art.501 c.p.);
    44) Manovre speculative su merci (art.501 bis c.p.);
    45) Turbata libertà dell’industria o del commercio (art.513 c.p.);
    46) Frode nell’esercizio del commercio (art.515 c.p.);
    47) Vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art.517 c.p.);
    48) Istigazione o aiuto al suicidio (art.580 c.p.);
    49) Riduzione in schiavitù (art.600 c.p.);
    50) Furto (art.624 c.p.);
    51) Rapina (art.628 c.p.);
    52) Estorsione (art.629 c.p.);
    53) Turbativa violenta del possesso di cose immobili (art.634 c.p.);
    54) Truffa (art.640 c.p.);
    55) Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art.
    640 bis c.p.);
    56) Frode informatica (art.640 ter c.p.);
    57) Circonvenzione di persone incapaci (art.643 c.p.);
    58) Usura (art.644 c.p.);
    59) Appropriazione indebita (art.646 c.p.);
    60) Impiego di denaro di provenienza illecita (art.648 ter c.p.);
    61) Abuso della credulità popolare (art.661 c.p.);
    62) Ed eventuali altre fattispecie di reato che venissero rilevate nel
    corso delle indagini.-
     
     
    LUOGO DI COMMISSIONE : Tutto territorio nazionale
     
    TEMPO DI COMMISSIONE : Reati in corso di esecuzione;
     
    Arresto obbligatorio in flagranza
     
    1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono
    all'arresto di chiunque colto in flagranza di un delitto non colposo,
    consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena
    dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a cinque
    anni e nel massimo a venti anni.
     
    2. Anche fuori dei casi previsti dal comma 1, gli ufficiali e gli
    agenti di polizia giudiziaria procedono all'arresto di chiunque è
    colto in flagranza di uno dei seguenti delitti non colposi, consumati
    o tentati:
     
     
     
    a) delitti contro la personalità dello Stato previsti nel titolo I del
    libro II del codice penale per i quali è stabilita la pena della
    reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a
    dieci anni;
     
    b) delitto di devastazione e saccheggio previsto dall'articolo 419 del
    codice penale;
     
    d) delitto di riduzione in schiavitù previsto dall'articolo 600 del
    codice penale;
     
    e) delitto di furto, quando ricorre la circostanza aggravante prevista
    dall'articolo 4 della legge 8 agosto 1977 n. 533 o taluna delle
    circostanze aggravanti previste dall'articolo 625 comma 1 numeri 1, 2
    prima ipotesi e 4 seconda ipotesi del codice penale (1);
     
    f) delitto di rapina previsto dall'articolo 628 del codice penale e di
    estorsione previsto dall'articolo 629 del codice penale;
     
    i) delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione
    dell'ordine costituzionale per i quali la legge stabilisce la pena
    della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo
    a dieci anni;
     
    l) delitti di promozione, costituzione, direzione e organizzazione
    delle associazioni segrete previste dall'articolo 1 della legge 25
    gennaio 1982 n. 17, delle associazioni di carattere militare previste
    dall'articolo 1 della legge 17 aprile 1956 n. 561, delle associazioni,
    dei movimenti o dei gruppi previsti dagli articoli 1 e 2 della legge
    20 giugno 1952 n. 645, delle organizzazioni, associazioni, movimenti o
    gruppi di cui all'articolo 3, comma 3, della legge 13 ottobre 1975, n.
    654 (3);
     
    l-bis) delitti di partecipazione, promozione, direzione e
    organizzazione della associazione di tipo mafioso prevista
    dall'articolo 416 bis del codice penale (4);
     
    m) delitti di promozione, direzione, costituzione e organizzazione
    della associazione per delinquere prevista dall'articolo 416 commi 1 e
    3 del codice penale, se l'associazione è diretta alla commissione di
    più delitti fra quelli previsti dal comma 1 o dalle lettere a), b),
    c), d), f), g), i) del presente comma.
     
     
    Persone offese: la Repubblica italiana, tutti i Cittadini italiani,
    tutti i Contribuenti italiani
     
     
    PREMESSA
     
    Sono un cittadino che è stato rovinato, come molti e sempre più
    numerosi cittadini, dalle truffe perpetrate continuativamente da
    decenni dalle banche in collusione con molteplici funzionari,
    dirigenti, amministratori dello Stato, politici ed istituzioni di
    vario ordine e grado ed in particolare dalla leggiferazione
    parlamentare asservita agli interessi degli stranieri.
     
    Manipolazioni e travisazioni plateali delle leggi, della Costituzione
    e della conseguente pressione fiscale dai modi irrituali ed usurpativi
    di ogni diritto proprio del cittadino presunto “debitore”, usate a
    seguito della legge 130 del 1999 per la “cartolarizzazione” e
    l’esazione fiscale ed adottate dalle bande criminali che hanno
    occupato, modificato le istituzioni dello Stato e le sue leggi
    incostituzionalmente e contro gli interessi dei cittadini e dello
    Stato stesso.
     
    Il processo di appropriazione dello Stato e di esautorazione della
    sovranità popolare è in corso gradualmente ma costantemente da decenni
    ed ha condotto alla situazione attuale sotto gli occhi di tutti.
     
     
    CONSIDERAZIONI
     
    Il debito pubblico è il presupposto della tassazione.
    Oltre il 22% delle tasse serve per pagare interessi sul “debito
    pubblico” (sarà davvero “debito”?).
     
    Con questa denuncia, intendo, per amor di Patria e per fedeltà alla
    Costituzione Repubblicana, espormi personalmente anche ad ogni
    possibile ripercussione e ritorsione, giudiziaria, amministrativa o
    fisica, seguendo il luminoso esempio del dr. Molinari, ex Questore di
    Genova, che fu assassinato (“da un pazzo” si disse) alla vigilia
    dell’udienza di una causa che aveva intentato contro la Banca d’Italia
    per motivi ideali e morali analoghi ai miei.
     
    Quanto segue non è una mia scoperta o teoria, ma riporta studi
    economici e giuridici di carattere scientifico e prodotti da studiosi
    e da accademici di diversi paesi: i proff. James Robertson e Joseph
    Huber[1]; Richard Werner[2]; John Sloman[3]; il famoso Giacinto Auriti
    docente in varie università italiane; l’ex P.G. presso la Corte di
    Appello dell’Aquila, dr. Bruno Tarquini[4]; l’avv. Marco Della
    Luna[5]; Steven Zarlenga[6], presidente dell’American Monetary
    Institute, e tanti altri illustri economisti.
     
    Esiste, come anche sostenuto da questi economisti, da lungo tempo un
    meccanismo di falsi contabili e falsi in bilancio (della B.C.E., dello
    Stato, della Banca d’Italia, delle banche commerciali), evasione
    fiscale, truffa, usurpazione, di diritto e tutta la serie innumerevole
    di fattispecie di reato elencato in prima e seconda pagina.
     
    Un meccanismo che porta a creare false, apparenti e indebite passività
    della finanza pubblica – le quali a loro volta portano alla presente,
    oppressiva, pressione fiscale e alla perdita dei beni dei cittadini e
    dello Stato ed all’improprio, indebito, inventato indebitamento di
    enti locali, di province e di regioni.
     
    Pressione che, per la sua intensità, per la falsità ed artificiosità
    dolosa dei suoi presupposti, per l’arbitrarietà della sua costruzione
    in quanto alla individuazione della base imponibile ed al ricorso a
    presunzioni di ricavi ed all’inversione dell’onere della prova, nonché
    per le modalità violente dell’esecuzione esattoriale, concreta essa
    stessa, fattispecie di reato di tipo estorsivo, soprattutto in quanto
    il “debito” è creato attraverso la costruzione di falsi ed illeciti
    presupposti giustificativi.
     
    Infatti la contrazione del debito pubblico attraverso l’emissione di
    titoli del debito pubblico avviene in modo pretestuoso, senza reale
    corrispettivo, al solo fine di attuare un trasferimento di potere
    d’acquisto dai contribuenti (dal popolo) ai banchieri privati ed un
    indebitamento dello Stato, del popolo, verso costoro.
     
    Quest’operazione ha attuato per le sue dimensioni nel corso degli
    ultimi decenni in particolare un trasferimento di potere politico in
    favore dei predetti banchieri privati.
     
    L’intera operazione configura un’eversione dell’ordinamento e della
    legalità costituzionali, ed è perpetrata in forma ovviamente e
    palesemente ed inconfutabilmente associativa.
     
    Illeciti, tutti, le cui conseguenze, se non ancora le cause ultime,
    stanno divenendo di dominio pubblico attraverso l’informazione
    mediatica sui grandi crack, truffe, bancarotte, dall’Argentina alla
    Cirio alla Parmalat alla Unilever alla Enron alla Halliburton ai
    subprime loans, alla Northern Rock, alle frodi finanziarie denunciate
    in tutto il mondo ormai anche dai media più tradizionalisti ad
    assuefatti al Potere.
    Azioni e raggiri commessi da primarie banche anche in combutta con
    amministratori comunali e regionali dislocate sia la nord che al sud,
    amministratori espressi da primarie forze politiche nazionali e
    governative in danno degli Enti e conseguentemente di tutti i
    cittadini.
     
    La presente denuncia intende quindi provocare una risposta del potere
    giudiziario, nell’un senso o nell’altro, anche per accertare quali
    margini di legalità e di recupero di legalità
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Di il turra (del 19/06/2010 @ 12:05:05, in MAYA, linkato 10 volte)
Tra le tante distorsioni dei libri di storia

per far valere la nostra presunta superiorità il confronto con i Maya avviene sempre con noi nell'era attuale...
sarebbe invece da chiedersi che incredibili sviluppi avrebbero fatto loro i Maya se non li avesssimo quasi totalmente distrutti,

basti pensare che nel 1500 noi erano ben 10 giorni in errore nel calcolo del tempo e che lo abbiamo corretto quasi cento anni dopo perchè non si voleva ammetterlo!!

siamo infatti passati dal 4 ott 1582 al 15 ottobre 1582, saltando 10 giorni!!
e lo abbiamo giustificato facendo entrare in vigore il calendario gregoriano, vedi wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Calendario_gregoriano

L'introduzione [modifica]

Il calendario gregoriano entrò subito in vigore il 15 ottobre 1582 (5 ottobre secondo il calendario giuliano) in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Polonia - Lituania e Belgio - Olanda - Lussemburgo, e negli altri paesi cattolici in date diverse nell'arco dei cinque anni successivi (Austria a fine 1583, Boemia e Moravia e cantoni cattolici della Svizzera a inizio 1584, ...). Gli altri paesi si uniformarono in epoche successive: gli stati luterani, calvinisti e anglicani durante il XVIII secolo, quelli ortodossi ancora più tardi. Le Chiese ortodosse russa, serba e di Gerusalemme continuano a tutt'oggi a seguire il calendario giuliano: da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane.

sottilineo di nuovo la mia osservazione,

chissà che incredibili risutlati avrebbe ottenuto in 500 anni l'uomo collaborando con l'altro uomo, anzichè sfruttarlo e sfruttare pure la natura!!

perchè proprio questa è la differenza con uomo di Abya Yala (continente americano in ligua locale) e quello occidentale!

e ce la insegnano come superiorità!!!  la storia andrebbe riscritta!! ed anche il presente!!



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Di il turra (del 03/06/2010 @ 00:19:40, in La grande Onda in arrivo, linkato 30 volte)
In que società di merda viviamo!!!!

tutto si fa per soldi, e cosi facendo, facciamo solo il gioco dei padroni dei soldi!!

quando ci sveglieremo e inizieremo a capire che l'amicizia è il modo di uscire da questo vicolo chiuso!!
toccherà come sempre aspettare che si resti senza cibo....ma perchè con le tecnologie di ora non si riesce a passare l'informazione???

lo scambio fra amici, questo permette una qualità di vita alta, io ti do quello che so fare e tu di conseguenza
è stra molto più facile aiutare gli altri che aiutare se stesso!!

lo scambio in soldi è stato semplicemente creato per dare il controllo a colui che li crea!!!
i maya avevano dato questo controllo alla natura!! ai semi di cacao....

ma a parte questo, è l'idea del baratto che viene considerato il ritorno alla barbarie,
ma daltronde si puo pensare a 50 euro, come un foglio con scritto 50, a 10 euro come ad un foglio con scritto 10
ossia semplicemente degli altri oggetti, con il vantaggio di essere accettati da tutti, facili da portare, e conservabili,
ma se come succede ora sono una maniera perche lo Stato sempre ci guadagni con IVA e che chi li stampa sono persone private che non producono niente, ma solo colorano la carta ottenendo poi tutti i prodottti che vogliono
NON VA ASSOLUTAMENTE BENE!!

capire quindi che il nostro nemico sono i soldi è l'aspetto fondamentale per creare un altro sistema a quello occidentale!!  dato che chi ha tanti soldi li puo mettere nei paradisi fiscali e non pagare nessuna tassa!!
questo è inconcepibile!!!
ma quando si fa un referendum per farli chiudere??

ma perchè non si inizia a fare il NO EURO DAY, provare per un giorno a non spendere nessun soldo!
vedrete che all'inizio sarà difficilisssimo, ma con tanti amici e abitando in campagna sarà invece molto più facile
e via via aumenteramo i rapporti sociali e staremo meglio

io sono 38 anni che riduco la spesa in euro, senza diminuire la mia qualità della vita, anzi aumentandola!!!
funziona e sto alla grande!!
recuperare la spiritualità è un altro passo fondamentale, dobbiamo essere meta materiali meta spirituali!!
e non costa niente!!

non capisco poi come con internet che ci permette di fare una marea di cose, spendiamo di più di anni fa

boh come al solito non riesco a spiegarmi scrivendo.....neanche parlando d'altronde.... ma a fatti funziona!!
se tu dai agli altri, saranno poi gli altri a darti e riceverai di più!!!

scusate lo sfogo, ma qui in Europa la qualità della vita è sprofondata, stanno veramente meglio gli indigeni o anzi gli Abyalensi, abitanti del Abya Yala il continente Americano...

continuate a guardare la televisione e a credere a quella realtà che invetanto loro per tenerti sempre sotto controllo! e dare valore alle cose che ci obbligano loro!!

spero e ne sono convinto, sulla barca dei diritti ci saranno persone che lo hanno capito e siamo tanti e tanti, molti di più di quello che si pensa, ma ci fanno credere che siamo due gatti!!

abbiamo una nave per noi, uniamoci pensando di aiutare gli altri, faremo il nostro interesse e non quello dello Stato rapito dalle multinazionali ma soprattutto dai stampatori di carta colorata chiamata soldi!!

sono ottimista, e ho sempre e mai perderò fiducia delle persone!!!
torniamo a scegliere noi le cose che hanno valore!!!non quelle propangandate!!

siamo Persone non consumatori!!!
siamo Energia!!!!

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Di il turra (del 21/05/2010 @ 15:22:08, in La grande Onda in arrivo, linkato 26 volte)
riporto dei pezzi troppo interessanti e tristi


Subject: [Centrofondi] Siamo al 51,57%!!!!

di Claudio Siciliotti*
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2010/0...
rcialisti-debito-spesa-pubblica-riforma-fiscale.shtml?uuid=0ad0674a-6311-11d
f-b805-90ff3ebcf28f
<http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2010/0...
ercialisti-debito-spesa-pubblica-riforma-fiscale.shtml?uuid=0ad0674a-6311-11
df-b805-90ff3ebcf28f&DocRulesView=Libero> &DocRulesView=Libero

19 maggio 2010

La pressione fiscale in Italia, sul Pil depurato della componente di
economia sommersa, è arrivata nel 2009 al 51,57 per cento. Una autentica
follia, ma una follia dalla quale non possiamo uscire con facili
scorciatoie, a meno di voler fare la fine della Grecia.

Bisogna dirlo con chiarezza: ridurre la pressione fiscale non può essere il
punto di partenza della stagione di riforme di cui il Paese ha bisogno,
bensì il punto di arrivo.
Così come bisogna avere il coraggio di riconoscere che il motivo per cui il
debito pubblico continua a crescere, non va ricercato solo e soltanto negli
evidenti errori del passato della prima repubblica: anche dopo il 1993 ci
abbiamo messo del nostro.

Infatti, se noi continuiamo ad accumulare debito pubblico non è solo per
colpa degli interessi passivi sul debito che i cittadini e la classe
politica di oggi hanno ereditato.
Anzi, grazie alla stabilità garantita dall'entrata nell'euro, almeno sino ad
oggi, il nostro Paese ha risparmiato dal 1997 circa 30 miliardi di interessi
passivi all'anno.
Il motivo per cui continuiamo ad accumulare debito è che abbiamo più che
compensato questo risparmio con aumenti di altre componenti di spesa che non
trovano giustificazione né nel livello di servizi o protezione sociale
offerti, né nelle dinamiche dei tassi di inflazione o in quelle
demografiche.

La spesa pro capite sanitaria è cresciuta in termini reali dal 1993 al 2008
in misura pari al 51,75 per cento. Quella per protezione sociale del 48,47
per cento.
Persino quella per l'istruzione, da tutti considerata come la spesa oggetto
dei più feroci tagli, è cresciuta in termini reali pro capite, seppure nella
modesta misura del 2,01%, a dimostrazione che, anche negli anni della
seconda repubblica, sono esistite due sole modalità di gestione delle
dinamiche della spesa: il trotto e il galoppo. In termini reali, il 20,93%
del debito pubblico che avevamo alla fine del 2008 è imputabile al periodo
1993 - 2008.

Stando così le cose, il famoso adagio «pagare tutti, per pagare meno» è
illusorio; al massimo si potrà aspirare a un più mesto «pagare tutti, per
pagare tutto», o più mestamente quasi tutto, perché al cittadino sembrano
davvero non bastare mai le entrate di cui lo Stato dispone.
Dopodiché è chiaro che, assieme a un contenimento sul fronte della spesa
pubblica, l'altra direttrice su cui si deve agire è comunque quella della
lotta all'evasione fiscale.

Una lotta che negli anni è divenuta più efficace, ma che non impedisce
all'Italia di essere ancora oggi al secondo posto, dietro alla sola Grecia,
nella tutt'altro che prestigiosa classifica dei Paesi occidentali con
maggiore economia sommersa in percentuale sul Pil.
Se nel periodo compreso tra il 2001 al 2008 avessimo contenuto la crescita
annuale della spesa pubblica entro il tasso di inflazione aumentato di un
punto percentuale e, parallelamente, avessimo contenuto l'economia sommersa
entro un ragionevole 12% sul Pil (anziché il 16% medio di quegli anni),
saremmo entrati nel drammatico anno 2009 con 590 miliardi di euro di debito
pubblico in meno, con un avanzo di bilancio pari a 87 miliardi di euro
(anziché un disavanzo di 42) e con un rapporto debito/Pil del 71,75%
(anziché del 106,10%).

Un piccolo esercizio di simulazione la cui finalità è quella di sottolineare
come, in tempi di normalità economica, qualche sacrificio sul fronte della
spesa, unito ad altrettanta determinazione ed efficienza sul fronte
dell'evasione fiscale, non sarebbe un inutile esercizio di masochismo
sociale e politico: basterebbero anzi un paio di legislature per raccogliere
risultati eccezionali.
Le due cose devono però viaggiare su binari paralleli, per spezzare il
perverso patto sociale tacito in funzione del quale un certo lassismo sul
fronte del pubblico impiego ha trovato la sua giustificazione in un certo
lassismo sul fronte del recupero dell'evasione fiscale degli autonomi e
viceversa.

Ove si avanzasse con velocità differenziate su questi due binari, si
otterrebbe solo una esasperazione dei conflitti sociali, mantenendolo
nell'immobilismo.
Nella Conferenza dei delegati che si tiene oggi a Roma, i dottori
commercialisti e gli esperti contabili illustreranno al Paese le ragioni di
questo convincimento e le loro proposte, per poi sviluppare queste idee ed
offrire anche progetti legislativi "chiavi in mano" in occasione del
Congresso nazionale di Napoli previsto per il prossimo mese di ottobre.
* Presidente del Consiglio nazionale
dei dottori commercialisti
e degli esperti contabili

19 maggio 2010

alla quale viene aggiunto

Concordo Riccardo, addirittura ricordo uno studio di qualche anno fa che
faceva il conto proprio di tutte le imposte dirette/indirette/accise ecc. e
la % della pressione fiscale reale si aggirava tra il 60 e il 70%, adesso
forse anche di più…..

Con tale pressione fiscale hai voglia di tagliare costi per essere
competitivo….!

Pierluigi


e con tutto questo niente viene fatto per chiudere i Paradisi Fiscali!!
è veramente una presa di culo incredibile alla luce del sole!!

ma quando diremo BASTAAAAA!!!

UN ABBRACCIONE DA SIENA
MARCOLINO

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Di il turra (del 12/05/2010 @ 09:52:19, in TURRISMO CARD, linkato 38 volte)
ciao a tutti

ho capito che è arrivata proprio il momento di mettere assieme i miei tantissimi contatti in modo da creare degli scambi fra di voi!!
devono cosi crescere in continuazione le CONVENZIONI DELLA TURRISMO CARD

qualunque cosa, come vedete è ben accetta!!
sul sito ancora non c'è niente causa rottura dell'altro pc e programma per caricarlo, ora devo imparare linux e aspettare che riparino l'altro!!

un salutone e facciamo crescere per il bene di tutti le convenzioni!!
marcolino da Siena!!
dalla casa di ali, vicino Lettere Occupata!!
e non lasciamo soli gli studenti in questa protesta!!!
è i momento di farci sentire e dire basta a questo SISTEMA USURAIO!!!

SIENA






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Di il turra (del 21/04/2010 @ 15:09:41, in La grande Onda in arrivo, linkato 37 volte)
cavolo è sempre più evidente e certo il crack del sistema bancario.....
il debito pubblico dei vari stati sta raggiungendo cifre enormi che lo Stato non può più dare soldi a comuni, province, regioni, enti, ricerca, università, salute.....e quello che volete
che si trasforma in una continua riduzione di posti di lavoro e di dello stipendio....

uscitamo da questo sistema dell'interesse,
ossia i soldi fanno altri soldi semplicemente avendone tanti, senza produrre niente!!!e senza lavorare!!

se pero i soldi restassero in circolo dentro lo Stato, potrebbe anche funzionare per più tempo....ma da quando la banca d'italia e le altre sono diventate private.....pensate che ormai solo il 5% di banca d'italia è pubblico....

il problema quindi della super mega crisi, molto peggio di quella del 1929 è della creazione di soldi ad interesse!!

pensate che bello sarebbe che non esistesse l'interesse!!!nessuno dei mega milionari farebbe soldi, solo lavorando, facendo qualcosa potresti produrli!!!
la religione attaccava l'usura,  il nostro beato Bernardino da Feltre il principale fondatore dei monti di Pieta nel 400 vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Monte_di_Piet%C3%A0 lo diceva già!!

ora invece è parte del giochino la stessa Chiesa,  chi invece condanna ancora l'interesse/usura sono gli arabi rispettosi del loro Corano,
ecco perchè dal 11.SETT 2001 stiamo facendo la guerra a loro....ERA TUTTO PIANIFICATO!

come riuscire a spiegare questo a tutti i miei amici??
ci sto provando da oltre 4 anni....ma nessuno mi da serietà!!

vedono solo la parte dell'animatore turistico che da una vita sto facendo.....e non solo dentro i villaggi turistici

il fatto che in tutta la mia vita non ho accumalato niente, anche la macchina è la vecchia di mio padre non aiuta certo!!
ma non capiscono che tutto ciò ha un senso, sapendo che prima o poi il sistema bancario crolla inutile fare soldi per il futuro
ma è molto meglio fare nuovi amici!!quelli nessuna crisi economica te li porterà via!!!
circordarsi di amici è la migliore garanzia per un vita felice nel futuro!!

è quindiconveniente trasformare la carta colorata (Soldi) in qualcosa altro!!!
adesso che ancora ha un grande valore e non dopo quando veramente puo valere come quella del monopoli....

ma è difficile, non trovo la strada giusta per farglielo capire....
effettivamente capirlo vuol dire mettere in crisi tutto il loro stile di vita.....e pianificazione futura
troppo grosso da credere, soprattutto sulla bocca di uno che ha reputazione di una vita di viaggi e vacanze in tutto il mondo, come nell'articolo
sul gazzettino del 13 aprile 2010
leggi  http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=510155&Data=20100413&CodSigla=BL

chi lo sà che con la mia laurea con 105/110 e la fine dell' EPOCA NENE qualcosa cambi......ma la vedo dura!!!!

il progetto scec   http://arcipelagoscec.net/   è una realtà incredibile!!
ma da soli non funzionerà mai!!!
quanto in profondità bisogna andare per ribellarsi??
bisogna proprio arrivare a non mangiare???

sono quindi preoccupato....
ma vedo anche una soluzione.....solo ripeto SOLI o meglio Individualisti, come il sistema ci ha creato è impossibile
UNENDOSI, FUNZIONAAAA E CI SI DIVERTEEEE ECCO PERCHE SI è VERO CHE SONO UN ANIMATORE NATO MA NON SOLO QUESTO!!!
E HO PORTATO CON ME DALLA CIVILTà MAYA UN SACCO DI ENERGIA!!!!
IL CH'ULEL COME LA CHIAMA IL MAESTRO ANTUN!!!!

uniamoci, inizia a mancare veramente poco tempo!!!già questa estate potrebbe iniziare ......
un abbraccione a tuttti!!
marcolino 349 2722604    marco@turrismo.it

sabato 24 aprile 2010 vi aspetto per fare festa assieme!!!alla fine credo in Locanda a Feltre e non a Lentiai!!stasera decideremoooo
e il 25 aprile giornata magica in ricordo alla memoria della nonnetta antonietta, scomparsa lo stesso giorno di 10 anni fa, il giorno di san marco!!! a lei devo tutto questo stile di vita!!!
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Alla memoria della nonnetta Antonietta!

A mamma Beppina e papà Angelo!

Agli amici Maya di SanCris!

A tutti i miei amici!

A Cesare!


INDICE

 

figURE. 4

PREMESSA.. 12

INTRODUZIONE. 16

 

CAPITOLO 1

I MAYA E IL CHIAPAS

1.1. I Maya. 20

1.2. Il Chiapas. 25

 

CAPITOLO 2

il contatto diretto di MARCO TURRA con gli ZAPATISTI ed i PITTORI MAYA del CHIAPAS, durante i suoi frequenti viaggi

2.1. 1° viaggio in Chiapas 1997: Progetto Marcos. 28

2.2. 2° viaggio in Chiapas 2004-05: Progetto Yo soy indígena, ¿y tú?. 30

2.3. 3° viaggio in Chiapas 2005-06: La continuazione del progetto “Yo soy indígena, ¿y tú?”  33

2.4. 4° viaggio in Chiapas 2008: In Amicizia, ¡Aquí te esperamos!. 35

2.5. 5° viaggio in Chiapas 2009: “L’arte come mezzo, non come fine”. 38

2.6. 6° viaggio in Chiapas 2010: La missione, Tesi con Ch’ulel 41

 

Capitolo 3

Artisti Maya Contemporanei in Chiapas

3.1. La storia dell’associazione di pittori maya “Bonbajel Mayaetik”ed il  taller-galeria “Grafica Maya”  44

3.2. Alcuni Artisti membri 53

3.2.1. Jose Osbaldo García Muñoz. 54

3.2.2. Andrés García López. 58

 

CAPITOLO 4

ANTÚN KOJTOM ed il CH’ULEL

4.1. Ch'ixaltontik (Tenejapa): le sue origini e la sua vita. 62

4.2. La vita comunitaria. 66

4.3. Il Ch’ulel, l’elemento basilare della cosmovisione comunitaria, nella costruzione del linguaggio artistico   72

4.4. Tredici Telai dello Spirito. 76

4.5. Antún Kojtom: Objetividad y Subjetividad en su Lenguaje Pictorico, de Osbaldo Garcia Muñoz  77

 

CAPITOLO 5

I progetti "BONBAJEL TURR”

5.1. Bonbajel Turr Italia e Europa, 5 novembre 2008 - 30 gennaio 2009. 82

5.2. Bonbajel Turr Brasile 23 ottobre – 26 novembre 2009. 87

 

Conclusioni 92

BIBLIOGRAFIA.. 97

RINGRAZIAMENTI 99


figuRE

 

Fig. 1: Antún Kojtom, Dualidad, 2002

 

Fig 2: Logo Asociación Bonbajel Mayaetik

Fig.3: Logo Taller-Galería Gráfica Maya

 

Oligarchia alta qualità

Figura 4: Osbaldo García Muñoz, Oligarquía, 200x170cm, 2009 Mural

Fig. 5: Osbaldo García Muñoz, Árbol de lluvia 30x50cm, 2010 Linolio

PIC_0484, ridotto

Figura 6: Andrés García López, Vida y Espirìtualidad, 17x28cm, 2005

Patria y Nacion ridotto

Figura 7: Andrés García López, Patria y Nación,, 60x80cm, 2009

Fig. 8: Antún Kojtom, Rostros de la Memoria, 108x85, 2005

 

Fig. 9: Antún Kojtom, Iniziazione 1, 90X100, 2007

Fig. 10: Antún Kojtom, Iniziazione 2, 84x81, 2007

Fig. 11: Antún Kojtom, Iniziazione 3 (Divinos Gemelos), 100x90, 2007

  

Fig. 12: Antún Kojtom, Madre Maiz, 120x60, 2005 (A sinistra)

Fig. 13: Antún Kojtom, Mujer con Copal, 120x60, 2005 (A destra)

Fig. 14: Antún Kojtom, Descubridores de maíz, 100x90, 2007

Fig. 15: Antún Kojtom, Lab, 123x83cm (tela 87x64), 2008 (sinistra)

Fig. 16: Antún Kojtom, Niña Libélula, 125x73cm (tela 86x55), 2009 (destra)

 

Fig. 17: Antún Kojtom, Xlaj u’ (Eclipse lunar), 128x85 (tela 96x64), 2008

Fig. 18: Antún Kojtom, Ramona, 124x77cm (tela 86x56), 2008, (destra)

Fig. 19: Donna Maya con telaio “a tensione” o “da cintura”

 

 

 

Figura 20: Antún Kojtom, El grito Maya, 80x111cm, 2004

 


PREMESSA

 

La cultura in generale e non solo quella maya, sta soffrendo una incredibile crisi di omogeneizzazione e mercificazione, come lo si può ben constatare nel paragrafo ad essa dedicato nel manifesto di denuncia dell’ Azione Globale dei Popoli del 1998 a Ginevra, riveduto a Cochabanba[1] (Bolivia) nel 2003 che riporto qui sotto:

Cultura

“Un altro aspetto importante della globalizzazione, così come è orchestrato dall'OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio) e dalle altre agenzie internazionali, è la commercializzazione e la mercificazione della cultura, l'appropriazione della diversità al fine di cooptarla ed integrarla nel processo di accumulazione capitalistica. Questo procedimento di omogeneizzazione da parte dei media, non solo contribuisce al collasso dei legami culturali e sociali nelle comunità locali, ma distrugge anche l'essenza ed il significato della cultura stessa.

La diversità culturale non ha semplicemente un inestimabile valore in sé, come riflesso della creatività e potenzialità umana; essa costituisce anche uno strumento fondamentale di resistenza e di autodeterminazione. Per questo motivo l'omogeneizzazione culturale è stata uno strumento importante per il controllo centrale fin dai tempi del colonialismo. In passato l'eliminazione della diversità culturale è stata principalmente perseguita dalla Chiesa e tramite l'imposizione delle lingue coloniali.

Ai nostri giorni i mass media e la cultura consumistica delle multinazionali sono gli artefici principali della mercificazione ed omogeneizzazione delle diversità culturali. Il risultato di tale processo non è semplicemente una grave perdita del patrimonio umano, ma la creazione di un'allarmante dipendenza dalla cultura capitalistica del consumo di massa, ancor più profonda e difficile da eliminare della dipendenza economica e politica. Il controllo sulla cultura dovrebbe essere sottratto dalle mani dei poteri economici e restituito alle comunità.

L'autodeterminazione e la libertà sono possibili solo sulla base di un'attiva diversità culturale che consente ai popoli di determinare in maniera indipendente ogni aspetto della propria esistenza. Noi ci impegniamo profondamente per la liberazione culturale in tutti gli aspetti della vita, dal cibo ai film, dalla musica ai mezzi di comunicazione. Contribuiremo con la nostra azione diretta allo smantellamento della cultura consumistica e alla creazione di spazi di genuina creatività.“

 

La creazione di tali spazi diventa cosi di estrema necessità accompagnata da una revisione critica della nostra Memoria Collettiva, per capirne i suoi meccanismi e  l’incredibile potere.

Memoria collettiva che possiamo descrivere come “un armadio di ricordi” o “un deposito di punti di riferimento del Passato” che utilizziamo per la comprensione del presente e nell’agire delle nostre azioni. Ragionevolmente La possiamo immaginare simile alla memoria Individuale negli elementi più fondamentali come l’identità, condivisa da più individui, gruppi, classi o nazioni. Ovviamente diversa per vari punti e aspetti personali, come nella possibilità di auto-proteggersi, ossia eliminando o riducendo le esperienze negative, cosa praticamente impossibile a quella collettiva, dato che le vittorie di un gruppo, sono al tempo stesso le sconfitte del gruppo opposto. Memoria collettiva che diventa così dominante nei confronti di quella dominata o contro memoria.

Dominio che viene costantemente riprodotto e riattualizzato attraverso tutte le istituzioni possibili, a cominciare dall’educazione scolastica sin dall’infanzia e con la televisione per penetrare dentro l’unità familiare. Le tante celebrazioni e commemorazioni servono infatti per sostenere la memoria collettiva dominante e contrastare quella individuale considerata in effetti dagli psicologi più fragile nel confondere luoghi, momenti e circostanze esatte. Si adatterà così alla memoria collettiva, dominante, egemone ossia alla versione ufficiale della storia, scritta dai vincitori per la classe dominante.

Storia, che resa volontariamente un argomento noioso e memonico, si occupa solo di cose morte e lontane come “una scienza che studia fatti e situazioni del passato”, quando invece dovrebbe essere “l’opera degli uomini nel corso del tempo”. Versione ufficiale che invece contempla in maniera marginale e distorto il ruolo fondamentale e protagonista della contro memoria, dei vinti e delle sue distinte classi subalterne in tutte le nazioni e le società del mondo.[2]

Le lotte quindi contro il sistema capitalistico, neoliberista, globalizzato, occidentale o in poche parole dominante, possono essere viste come la “Lotta della Memoria contro l’Oblio”. Mantenere viva la memoria della propria cultura e di conseguenza dei propri avi diventa un dovere. Trattandosi in questo caso della memoria di quelle popolazioni originarie del continente americano, che hanno resistito per oltre 500 anni diventa una missione.

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una grande accelerazione del processo di aumento del loro grado di “modernità” e “civilizzazione”, come l’arrivo dell’elettricità e della televisione, nel tentativo da parte del popolo Maya di essere più o meno simile al modello dominante ed egemone, ossia quello nordamericano[3]

Modello civilizzato a tal punto che ha sempre considerato gli indigeni non come persone ma come animali o materia prima - la stessa parola “indigeno” (sempre meglio che indio), trasmette tuttora infatti un senso di inferiorità e sottomissione privo di un chiaro senso di identità.

Le istituzioni del governo messicano ed internazionali non usano mai difatti il termine Maya, dato che il pensiero dominante, la Memoria Collettiva, impone che si siano estinti successivamente all’invasione europea. I Maya sono semplicemente considerati come soggetti passivi, ricettivi della storia e mai considerati come soggetti attivi, ribelli, militanti e possessori di un progetto proprio e specifico sulla vita, sulla convivenza, sulla resistenza e sulla modernità alternativa.

L’arte diventa così lo strumento migliore in questa lotta simbolica per il recupero, mantenimento, promozione della cultura Maya. A tal fine formare un’associazione registrata dal notaio assieme ad altri artisti maya sembrava, come vedremo, essere il cammino migliore, dal quale nascerà a San Cristóbal de las Casas “Bonbajel Mayaetik” che significa proprio pittori maya in Tzeltal.

Uno dei fondatori di questa associazione, Antún Kojtom, di origini tzeltal darà vita anche ad un suo progetto basato sul recupero della conoscenza maya dalla memoria collettiva del “pueblo” di Tenejapa.


INTRODUZIONE

 

Questo lavoro è il frutto della sintesi di una interazione sviluppatasi a San Cristóbal de las Casas, in Chiapas (Messico), fra due Civiltà: quella occidentale dominante e quella Maya, che ha resistito per oltre cinquecento anni a pressioni politiche, sociali, razziali, economiche

Lo scopo di questa tesi è rivalutare l’importanza del collettivismo rispetto all'individualismo nel raggiungimento dei propri obiettivi attraverso il volontariato, l’arte e la spiritualità Maya contemporanea.

Il riferimento alla cultura Maya contemporanea è avvalorato dal fatto che le popolazioni non sono ancora estinte, ma ciò rappresenta l'ennesimo esempio di come il pensiero dominante, a suo piacimento, modifica la conoscenza generale.

A portare alla ribalta le popolazioni Maya del Chiapas, con meno terra e sempre più sfruttata dal governo, dalle multinazionali e dai ricchi messicani è l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Esso è formato da contadini nativi auto denominati Zapatisti, dal nome del celebre Emiliano Zapata promotore della rivoluzione messicana del 1910. Gli Zapatisti il 1° gennaio 1994 hanno occupano armati vari municipi nello stato del Chiapas. Esattamente nel giorno in cui entrava in vigore il NAFTA, l’accordo del libero commercio tra Canada, Stati Uniti Americani e Mexico. Con la nascita di questo nuovo accordo siamo di fronte all’ennesimo abbattimento delle frontiere a vantaggio di pochi.

Lo spirito di avventura e l’uguaglianza del nome con il sub comandante Marcos sono i motivi che hanno portato l’autore a seguire attentamente la vicenda Zapatista, prima attraverso televisione e giornali e più tardi spingendosi fino in Chiapas. Nel corso dei suoi frequenti viaggi, durante l’arco di 13 anni, assisteremo ad un crescere e diversificarsi della sua esperienza personale, si passa da un interesse turistico–avventuriero ad uno politico-sociale, per finire ad uno artistico-spirituale.

L’incongruenza fra la versione ufficiale della storia dei Maya e l’esperienza personale dell’autore, dovuta al diretto contatto con tale popolazione, rappresenta l’inizio della tesi. Questa dicotomia la ritroviamo ad esempio nella convinzione errata della divisione in classi sociali della società maya e nella certezza che i suoi abitanti fossero feroci guerrieri. Il tutto non trova riscontri validi ed esistono invece chiari prove del contrario. Attualmente ad esempio in alcune comunità si assiste alla rotazione degli incarichi di potere fra tutti gli abitanti.

Anche le loro incredibili conquiste, raggiunte nel campo della matematica, astronomia, architettura e arte, che vengono ancora oggi erroneamente classificate come eventi misteriosi, sono invece da attribuirsi alla sacralità della madre terra, alla spiritualità e all'energia cosmica. Questi sono concetti fondamentali della cosmovisione Maya. Fondamentale è anche il lavoro collettivo, gratuito e gratificante per tutti che sta alla base di una economia basata sul baratto in cui i semi di cacao fungono da denaro di cioccolata.

Con l'invasione barbarica degli Europei a partire dal 1500, preceduta forse da quella Azteca, abbiamo così assistito alla distruzione della fiorente civiltà Maya del passato e alla creazione dello Stato del Chiapas, il più povero di tutta la federazione messicana.

Alla povertà economica della maggioranza dei chiapanechi[4], corrisponde una grande ricchezza spirituale delle popolazioni maya. Spiritualità e senso di collettività che con grande drammaticità stanno rapidamente scomparendo negli ultimi anni. La causa sta nell’imitazione di questa gente del modello individualista, simbolo supremo del progresso nordamericano. Mito sviluppatosi attraverso i media e la presenza di turisti che creano false illusioni di benessere tra la mentalità della gente del luogo. Ne è un esempio la storia dell'associazione di pittori Maya “Bonbajel Mayaetik”, che nata da presunti vantaggi economici, nel corso degli anni si è praticamente arenata senza contribuire alla promozione e allo sviluppo artistico generale a causa di interessi personali.

A questo individualismo fra i pittori dell’associazione si è sviluppato in un secondo momento e grazie principalmente al contributo del pittore Antún Kojtom, un modello volontario di collettivismo. Modello che è sfociato nel taller-galeria “Gráfica Maya” ovvero un laboratorio artistico, che promuove corsi di pittura ed incisione gratuiti. L'assenza di burocrazia e precise gerarchie, a favore di un apporto libero e volontario al mondo dell’arte sono il segreto del successo di questa filosofia. Successo confermato dalla sua continua e costante crescita e dalle mostre realizzate in Messico e a quelle internazionali a  breve tempo in Italia, Equador, Guatemala e in altri Paesi.

Alcuni di questi pittori come Osbaldo Garcia Muñoz e Andrés Garcia López esprimendo la loro opinione sul significato dell'Arte e di essere Maya nel XXI secolo. Ci trasmettono così il senso dell’arte come forma  di ricerca ed espressione dell’identità collettiva.

Antún Kojtom, il più costante e rappresentativo del gruppo è il “sole” in questa tesi. Il suo interesse per le radici profonde della cultura maya, lo spingono a ricercare una nuova teoria, una nuova scienza che gli permetta di decifrare il linguaggio ed i simboli antichi della sua comunità attraverso i registri culturali che esistono ancora nelle abitudini, tradizioni e nel linguaggio attuali.

La sostanza di questa ricerca spirituale, può essere riassunta nel Ch’ulel, inteso come “spirito”, “anima” e “energia” nella cosmovisione comunitaria, che concepito nel ventre materno, rimane assopito fino a quando non si prende coscienza della sua virtù duale.  Allo stesso modo, si crede che ci siano elementi della natura come gli alberi, il mais, i fagioli e gli animali che possiedono le medesime qualità.

Comprendere ed assimilare utilmente queste conoscenze per trasportarle nel campo dell’estetica ed usarle come strumento di interpretazione ed eliminazione della confusione creata dal sincretismo, è la sfida di Antún.

Da tutto ciò nasce la serie “Ox Lajuneb Sjalabil Ch’ulelal” (Tredici Telai dello Spirito) preziose opere d'arte che utilizzano come supporto tecnico, anziché le normali tele, i telai da cintura, icona millenaria della loro cultura, fatti a mano dalle donne Maya

Il progetto “Bonbajel Turr” in Italia, Spagna, Francia, Belgio e quello in Brasile nel 2008 e 2009, nati dell’amicizia fra Antún e Marco, sono il prodotto ed il mezzo di promozione utilizzato per il recupero e mantenimento della propria cultura. Nonché la differenza e l’importanza di buon lavoro di squadra nei confronti dell'individualismo.


CAPITOLO 1

 

I MAYA E IL CHIAPAS

 

1.1. I Maya

 

È sommamente difficile fare un’onesta panoramica sulla civiltà maya, date le tante incongruenze trovate sui libri ufficiali e non, le successive scoperte archeologiche e le mie esperienze dirette con i pittori maya.

Già l’origine è alquanto dubbia, dato che non è ben chiaro cosa e quali siano gli elementi che devono essere presi in considerazione. L’americano Sylvanus G. Morley, lo specialista dei Maya, autore di The ancient maya,  pubblicato nel 1946 dalla Stanford University Press, sostiene che i tre elementi per definire la cultura maya sono: l’arco con la funzionalità architettonica e ingegneristica, la scrittura trovata sulle stele di pietra ed il calendario della Cuenta larga, quello solare. A partire da ciò divide il periodo in tre epoche: Preclassica dal 1500 a. C. fino al 317 d.C.; Classica dal 317 a.C. fino al 889; Postclassica dal 889 d.C. al 1697, quando gli ultimi maya furono conquistati. [5]  I nomi delle epoche sono tuttora accettate, ma sono variate le date, in seguito alle varie scoperte archeologiche o anche per il semplice cambio degli elementi di valutazione. Se infatti volessimo usare la lingua - la regione maya è la più omogenea in questo campo dato che sono oltre 25 lingue - scopriremo che nella costa del Chiapas non esistevano parlanti lingua maya, e che ne esistono attualmente vivi qualche milione e che quindi non sono per niente estinti, come alcuni hanno erroneamente pensato.

La stesso numero di popolazione maya di allora è un argomento di grande discussione fra i vari investigatori: per Jeremy Sabloff ad esempio erano ben oltre 5 milioni nell’epoca classica. [6] 

La scoperta del 1987 nella costa pacifica del Chiapas, di vario materiale ceramico datato fra 1900 e 1800 a.C. [7]  ha reso obsoleta la definizione che la cultura olmeca, quella del golfo del Messico famosa per la grandi teste di pietra, era la madre delle culture centroamericane. A questa “nuova” popolazione, che utilizza una lingua mixe-zoque nell’attuale municipio di Mazatán, è stato dato il nome di Mokaya ossia Gente di Mais.

Questo continuo nominare le popolazioni è tipico della nostra società, infatti maya, olmeca, azteca e mokaya sono nomi che abbiamo imposto ed inventato noi, principalmente nel secolo scorso. Per questo più che di cultura olmeca, sarebbe più corretto parlare di uno stile olmeco, come infatti sostiene Tomás Pérez Suárez la frontiera maya olmeca non fu fissa e nel 1200-500 a.C. gran parte del territorio che ora consideriamo maya era olmeco [8]: è infatti pieno di ceramiche e sculture  di questo stile.

Non esisteva e non c’era proprio il bisogno all’epoca di autodenominarsi per grandi gruppi di popolazioni, questa “necessità” nasce semplicemente quando siamo di fronte ad un grande accentramento e rappresentanza del potere, come la nascita degli imperi e degli stati per esempio.

I Maya, o più correttamente le persone che parlano una lingua maya, nei libri ufficiali ci appaiono poi sempre divisi per classi, quando si potrebbe benissimo credere che vivendo in piccole comunità indipendenti, potessero essere rimasti pressoché tutti uguali, fino all’invasione dei barbari (pipiles, putunes, mexicas, gli aztechi) dal 700 d.C in poi. Infatti nell’altro libro Gli antichi Maya del francese Alberto Ruz Lhuiller, uno dei più famosi mayisti del mondo, nello spiegare le tante e “fondate” stratificazioni sociali dei Maya accenna, dandogli poco valore, all’ipotesi di alcuni ricercatori come Vogt, Bullard e Willey, definita poi poco realista. Ipotesi invece che per il contatto personale con i Maya e la risaputa strumentalizzazione della conoscenza, avvaloro totalmente:

 

“Todas las capas de la población gozaban de un nivel de vida más o menos igual y que todos podian acceder al poder. Los fundamentos de tal hipótesis, procedentes de datos etnograficos sobre poblaciones mayas actuales, pueden resumirse así: como el la actualidad, las comunidades agrarias antiguas vivían en aldeas dispersas y sólo acudían al centro ceremonial para las cerimonias religiosas y el mercado: los pueblitos tenían sus propios centros ceremoniales menores y los sacerdotes partecipaban en la vida de la población a un nivel económico y social. Como ocurre ahora con el sistema de cargos en que los campesinos, rotativamente, desempeñan funciones civiles y religiosas en el gobierno indígena, el acceso a cargos de poder estaría abierto a todos en la época clásica; la procedencia campesina de los dirigentes y su retorno posterior a sus ocupaciones agrícolas facilitaban la construcción de los centros ceremoniales, en vista de que se trataba de obras que todos usufructuaban temporalmente; las necesidades del campesino sólo exigían parte de su jornada y le sobraba tiempo para producir excedentes que le permitían obtener bienes superfluos y vivir a un nivel más o menos semejante al de los demás. El sacerdote maya no requeriría para el desempeño de sus funciones de mayores conocimientos que los que se piden ahora a los campesinos llamados a ocupar un cargo; en conclusión, la sociedad maya clásica no estaba estratificada y ninguna clase dominaba políticamente ni explotaba económicamente a la mayoría campesina. [9]

Il famoso libro di Ruz continua a presentare la cultura maya diversa da come ascoltata e vista con il maestro Antún. In poche parole è la classica ricostruzione della storia, ossia della memoria collettiva, in funzione dell’attuale classe politica ed economica del sistema capitalista neoliberista. Testo che praticamente non parla di tutta la cosmologia e cosmogonia e soprattutto dei 4 elementi fondamentali della cultura/religione maya: il Sole, la Terra, l’Acqua ed il Vento (aria) che vengono invece degradati a divinità popolari di poca importanza. [10]

Nel precedente libro di S. Morley , la dualità maya (Fig. 1), che è la base della spiritualità, dell’anima e dell’energia ossia del Ch’ulel, viene banalmente confusa con la presunta eterna lotta fra il Male e il Bene[11]: un conto è la lotta, un altro è la complementarietà.

Nei maya classici prima dell’arrivo dei barbari aztechi non ci sono evidenze di guerre, mai si sono infatti trovate armi o mura da difesa, non esisteva infatti il senso della conquista. La terra non apparteneva a nessuno, anzi era ed è considerata sacra e come tale andava ripetutamente ringraziata per i doni che produce. Con l’inizio dell’imposizione del pagamento di tributi è purtroppo facile immaginare la violenza che possa generare il fatto che qualcuno si rifiutasse di pagarlo.

L’idea generale dei Maya che scaturisce dai principali libri, è sempre divisa fra la grande civiltà da una parte e dall’altra la popolazione presentata invece come preistorica, ignorante, svestita, selvaggia, primitiva, atea, sacrificatrice, diabolica, stregona, pagana ed altro ancora di negativo.

Com’è invece possibile dividere le due cose? Per rendergli giustizia citerò una parte del  libro Calendario Maya di Edgar Cabrera della “Liga Maya Guatemala” del 1995:

Los antepasados fueron maestros de la matemática, de las ingenierías, midieron la tierra y el cosmos, filosofaron sobre todo lo que los rodeaba, crearon arquitectura simulando las formas divinas del universo, desviaron las aguas, se enamoraron de la genética, pintaron sus gigantescos muros, moldearon la piedra, inventaron el papel y la escritura, embalsamaron los cuerpos de las mujeres y hombres señalados, elevaron la productividad de la tierra, hicieron grandes carreteras cementadas, cortaron los cerros, levantaron pirámides, establecieron mercados en plaza soleadas bajo gigantescas ceibas, conocieron los cursos de las aguas del Caribe, del Pacífico y Atlántico, navegaron por los ríos, erigieron gigantescas ciudades, inventaron el cero y dieron valoración a los signos por su posición, amaestraron el caucho, crearon  deporte, fueron maestros en el teatro y la música, inventaron el tun, la chirimía, crearon y amaron la marimba, son padres y hijos del maíz, respetaron el hombre y a la mujer, convivieron con las ideas ajenas, defendieron el medio ambiente, desarrollaron la metalurgia, incursionaron en la química, la física y muchas otras más, pero siempre lo hicieron sin olvidar honrar su espiritualidad y las energías cósmicas. No hay método científico materialista en nuestra mentes. Llegamos a la ciencia, a la técnica y al arte por el camino más fácil: el camino del misticismo. Entendemos a la Divinidad como espíritu, lleno de energía, que se transforma en materia, y como materia que a su vez se convierte en espíritu.[12]

Questi argomenti spirituali alla fine possono lasciare un materialista occidentale un po’ perplesso, ma per portarlo a temi più “moderni” aggiungo che tutto questo lo fecero con la “volgare” economia del baratto. La civiltà maya è così un fantastico esempio di quali livelli di complessità e sviluppo possa una società raggiungere in assenza del denaro.

I soldi per loro erano infatti di cioccolato. Tutti i prodotti, merci, oggetti, animali ecc. avevano un loro controvalore in semi di cacao. L’uso di tali semi avveniva quando il baratto, lo scambio non era equo e cosi il loro utilizzo ne pareggiava il valore. I semi di cacao avevano così tre grandi meriti: rendere molto più pratico ed efficiente lo scambio (come il denaro di oggigiorno), essere un prodotto di consumo, per fare delle ottime cioccolate e soprattutto nella loro funzione di mezzo di scambio, non avevano l’assillante problema della perdita del valore nominale[13], triste realtà dei giorni nostri.[14]

Normale quindi che nasca il dubbio, ma i Maya sono così anacronistici, arcaici, primitivi e preistorici? È rimasto qualcosa di loro? Questo nostro senso di superiorità è veramente giustificato?

In matematica per esempio, noi oltre lo zero (inventato per primi da loro) utilizziamo 9 cifre di numeri dall’ 1 al 9, mentre loro più del doppio ben 19 cifre, dal 1 al 19 realizzate, semplicemente con il punto e la linea. Questo implica una maggiore facilità ad usare grandi numeri, perché se per noi una cifra al secondo livello va moltiplicata per 10, al terzo livello per 100 (10x10), e al quarto per 1000 (10x10x10), loro invece al secondo livello lo moltiplicano per 20, poi per 400 (20x20), poi per 8000 (20x20x20) e via a crescere per 20. D’altronde è più rapido contare due alla volta, che uno alla volta, provateci.

La scoperta dell’America nel 1492 la potremmo anche chiamare la sepoltura dell’Abya Yala[15], (cosi è denominato dalla popolazioni native il continente americano) per la strage commessa nel nome della sete di potere.

La conoscenza della storia del continente americano che abbiamo noi occidentali si potrebbe semplicemente riassumere nel nome della penisola della Yucatán: l’abbiamo denominata cosi, quando invece il significato di tale parola in maya yucateco è “non ti capisco”.

Con questa tesi vorrei farvi conoscere qualcosa di diverso e attraverso l’arte, magari, svegliare la vostra coscienza e spiritualità, il vostro Ch’ulel.

 

1.2. Il Chiapas

 

Lo stato del Chiapas con i suoi 74 211 chilometri quadrati  (quasi il 4% del territorio nazionale) è l'ottavo per grandezza della federazione degli Stati Uniti Messicani e si trova a confinare da ovest ad est con gli stati di Oaxaca, Veracruz e Tabasco, oltre a formare gran parte della frontiera comune con la Repubblica di Guatemala a sud-est.[16]

Per la grande varietà geografica e climatica e per l’enorme diversità di paesaggi, latitudini e vegetazioni esso viene convenzionalmente diviso in sette macroregioni, ognuna con caratteristiche specifiche ed uniformanti, che sono in ordine: la pianura costiera, la Sierra Madre de Chiapas, la depressione centrale, l'Altopiano centrale, le montagne dell'est (o Selva Lacandona), le montagne del nord ed infine due fasce della pianura del golfo.[17]

Va sottolineato in merito che proprio grazie a questa diversificazione e alla sua posizione tropicale il Chiapas possiede importanti ricchezze in quanto a fauna e flora, oltre che abbondanti risorse di diversi tipi, come giacimenti petroliferi e di gas naturale, legni pregiati, il sistema idrografico più grande del Messico ed enormi capacità di produzione agricola e di allevamento, tra le principali.[18]  

A questi dati fanno eco i primati: quelli negativi che collocano lo stato del Chiapas agli ultimi posti nella graduatoria nazionale: povertà dei salari (19% degli occupati non guadagna nulla, il 40% percepisce meno del salario minimo, il 20% meno di due salari minimi); ritardo educativo ed analfabetismo (30% della popolazione oltre i 15 anni e 54% degli indigeni è analfabeta; solo 71% frequenta la scuola tra quelli in età scolastica; ci sono gravi carenze di strutture e materiali); precarietà delle abitazioni (49% delle case ha solo un pavimento in terra battuta, 41% è senza impianti idrici, 75% è privo di fogne e drenaggio); sanità (meno di un quinto della popolazione ha diritto all' assistenza della sicurezza sociale, il tasso di mortalità è il 12% più elevato della media nazionale e le principali cause di morte sono infezioni intestinali, respiratorie, denutrizione ed altre malattie normalmente curabili); quotidiane violazioni dei diritti umani.[19]

In un quadro caratterizzato da una struttura economica in cui domina nettamente il settore primario (soprattutto l'agricoltura, seguita dall'allevamento in forte espansione negli ultimi anni), con il 57% della popolazione attiva impiegata, davanti al settore dei servizi col 27% (principalmente turismo) e quello secondario con solo l'11%.[20]

Per di più essendo lo stato un fornitore di prodotti agricoli d'esportazione risente molto delle fluttuazioni internazionali dei prezzi di queste materie e soffre perciò di una grande fragilità e dipendenza. Nell’entità inoltre, la proporzione di possidenti del grande capitale rispetto alle masse spossessate è ancora più squilibrata e terrificante che nel resto del paese, dove già esiste una forte sproporzione con circa mille famiglie che controllano più o meno il 95% del capitale circolante. In sostanza, dunque il Chiapas presenta un tasso di emarginazione tra i più alti del Messico e lo strato di popolazione maggiormente colpito é senza dubbio quello indigeno, che si trova a dover vivere nella condizioni più disperate, accumulate in secoli di ingiustizie, razzismo e depredazione.


CAPITOLO 2

 

il contatto diretto di MARCO TURRA con gli ZAPATISTI ed i PITTORI MAYA del CHIAPAS, durante i suoi frequenti viaggi.

 

Lo spirito di avventura, le rivendicazioni per i propri diritti e la difesa dei più deboli oltre che alla somiglianza del nome dell’autore con quello del sub comandante Marcos, sono i motivi che hanno portato Marco a seguire attentamente la vicenda Zapatista; attraverso televisione, giornali, e più tardi  spingendosi fino in Chiapas. Vedremo, così la sua esperienza crescere e diversificarsi nel corso dei suoi frequenti viaggi. Nell’arco di 13 anni si passa, in effetti, da un interesse turistico–avventuriero ad uno politico-sociale-economico, per finire ad uno artistico-spirituale. La tesi così parte dalle sue conoscenze universitarie e si sviluppa con le esperienze  dirette con i maya e con fonti alternative di informazione, alle volte in netto contrasto con il pensiero dominante che tende a generalizzare tutto.

 

 

2.1. 1° viaggio in Chiapas 1997: Progetto Marcos

 

Il suo primo viaggio in Messico avviene nel settembre ’97. Quell’estate non potendo ancora partecipare alla borsa di studio del “progetto Erasmus”, il venticinquenne Marco, consigliato da un amico svedese che aveva vissuto in Messico, si inventa il suo progetto che autogestirà e finanzierà: “Progetto Marcos”. Il nome deriva dalla comunanza del suo con quello del sub comandante Marcos, la figura più carismatica dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale[21].

Dopo circa due mesi nella Repubblica messicana, principalmente  nella città di Guanajuato nel centro nord, Marco parte alla scoperta degli Stati messicani del Sud. Quello che ovviamente lo attrae maggiormente è lo Stato del Chiapas, di cui aveva già letto e approfondito le controverse vicende della questione zapatista. Coincidenza incredibile o segno del destino, arriva a San Cristóbal la mattina del 29 novembre ‘97 quando la città era pacificamente invasa dagli zapatisti. Zapatisti che dimostravano in piazza, ad un anno esatto, dalla mancata entrata in vigore de “Gli accordi di San Andrés. [22]

Nell’ingenuità di un giovane studente europeo, quelle ore nella piazza principale a parlare direttamente con gli zapatisti a viso coperto dal passamontagna, a vedere foto, a leggere documenti e altro, sono state esperienze che gli resteranno impresse nella memoria per sempre. Conoscere direttamente di persona la loro versione dei fatti, è stata per Marco la presa di coscienza che esiste un punto di vista diverso da quello che i mass media dicono e scrivono. L’ulteriore conferma di come la versione ufficiale, a suo piacimento, ingigantiva certi particolari e ne riduceva o ne ometteva altri, è arrivata il mese successivo. L’esercito paramilitare durante le feste natalizie commetteva uno dei più vergognosi ed agghiaccianti massacri della storia del Paese: la “Strage di Acteal” nella quale vennero trucidate  45 persone fra donne, uomini, bambini ed anziani. Criminali tuttora impuniti. Si può quindi facilmente immaginare come la questione zapatista diventi per Marco una ferita aperta alla cui guarigione promette di contribuire in un modo o nell’altro nel futuro prossimo.

 

 

2.2. 2° viaggio in Chiapas 2004-05: Progetto Yo soy indígena, ¿y tú? 

 

È un Marco totalmente diverso dal primo viaggio, molto più sicuro di sè, più maturo, più responsabile: trentenne, con alle spalle una lunga esperienza in Erasmus Student Network (ESN), due olimpiadi da volontario a Sydney 2000 e Atene 2004, socio di una agenzia di viaggi a Siena, con tutti gli esami universitari sostenuti e pure dolcemente accompagnato.

L’occasione del ritorno in terra messicana si presenta quando il relatore della sua tesi, fra i vari luoghi in America Latina dove andare a cercare materiale sulla cultura ispano americana, gli consiglia anche il Messico. A questo punto Marco aveva l’occasione di chiudere quella ferita lasciata aperta e contemporaneamente mettere in pratica la volontà lasciata dalla sua nonnetta Antonietta: “Fai carità cristiana”.

Marco interpreta questa frase come “aiuta gli altri”. Chi mai più degli zapatisti, era giusto aiutare? Ritorna così in Messico dopo ben 7 anni, vede molte cose in maniera differente, pensa in modo più consapevole e le emozioni migliori le prova visitando le località meno turistiche, con il contatto genuino delle persone.

La sua ragazza estone Kairika, rappresentante nazionale dell’associazione universitaria ESN International, cerca e trova online un progetto a San Cristóbal de las Casas. I due ragazzi decidono così nell’inverno 2004-05 di partire per questa città e realizzare la parte conclusiva del progetto “Yo soy indígena, ¿y tú?” con la pubblicazione del libro. Questa iniziativa aveva lo scopo di incoraggiare gli studenti a riflettere sulle loro radici autentiche. Il volume verrà infatti creato inserendo i migliori temi sulla questione indigena, scritti dai ragazzi maya delle superiori. Le suddette composizioni scritte avevano partecipato alle competizioni del 2001, 2002 e 2004, e avevano come premio l’iscrizione ad un anno di università, un computer e del denaro.

Il loro compito, in particolare, era quello di ricercare artisti maya, che potessero collaborare al progetto e fotografare le loro opere pittoriche da inserire nel volume, a mo’ di illustrazioni.

Non c’era occasione migliore di entrare a stretto contatto con le popolazioni maya se non facendo sentire la voce di questi artisti, se non ascoltando i loro credo, se non interpretando le loro opere quali espressioni dei loro stati d’animo, dei loro modi di essere e di vivere. 

Si riporta una parte del commento dello stage svolto dal nostro Marco in Messico redatto per l’università di Siena:

Il nostro incarico è iniziato scrivendo il progetto, i suoi scopi, descrivendo i contenuti, i tempi di realizzazione e altre informazioni importanti da far sapere a chi fosse interessato a contribuire o a lavorare al progetto.  Una volta conclusa la redazione del progetto, abbiamo cominciato la ricerca, in diversi villaggi e città del Chiapas, degli artisti che volessero collaborare tramite le loro opere al libro, soprattutto pittori e fotografi. In questa fase di stretto contatto con la cultura messicana che mi ha portato a instaurare vere e proprie amicizie con gli artisti, ho imparato molto: la concezione del tempo messicano, le loro condizioni di vita, i loro sogni, le loro gioie, i loro problemi. Tre mesi però non sono stati sufficienti per terminare il progetto, c’è chi ancora sta correggendo i saggi. Stiamo comunque dandoci da fare per  cercare la scrittrice che scriva la prefazione, per terminare la copertina del libro e siamo ancora in attesa della conferma della casa editrice.

A San Cristóbal entra così in contatto con vari fotografi e pittori, ma sarà soprattutto con i pittori della neo nata associazione “Bonbajel Mayaetik”, con Andrés García López, Antún Kojtom e il ceramista Pablo Millán si creeranno i legami più forti.

A pochi chilometri di distanza dalla città, nella comunità di Chamula, Marco e Kairika visiteranno il pittore Juan Gallo. Per incontrare invece il pittore maya più famoso all’epoca, Kayum Max si recheranno addirittura nel cuore della Selva, nella piccola comunità lacandona di Nahá. Marco ricorda ancora l’emozione di arrivare fin lì ed anche lo stupore di scoprire che il pittore aveva già venduto tutti i suoi quadri! Kayum era infatti uno dei pochissimi, circa seicento, appartenente all’etnia lacandona. Questa etnia era stata scelta dal governo per gestire il parco naturale della “Riserva Integral de la Biosfera de Montes Azules” e tra i vari privilegi economici che ne seguivano, Kayum dipingeva ormai solo su commissione.

Alla incredibile esperienza con gli artisti maya si somma anche quella con gli zapatisti. I due ragazzi si recano infatti alcune volte nel vicino caracol[23] zapatista di Oventik che dista da San Cristóbal poco più di un’ora di trasporto collettivo. [24]

Gli zapatisti gradiscono molto la visita di stranieri, ma non è semplice rendersi utili se non economicamente, attraverso donazioni o comprando presso il loro negozio cose come: musica in cd, magliette, libri, caffè, vestiti, scarpe ed altro.

Nell’altro caracol, quello della Realidad nella piena Selva Lacandona, Marco e la sua ragazza svolgeranno per quasi una settimana il ruolo di “Osservatori Internazionali”.[25] La possibilità di muoversi liberamente all’interno del Caracol è ridotta, ogni richiesta passa attraverso l’approvazione della Junta.  D’altronde gli zapatisti non vedono di buon occhio, nelle loro scelte, l’influenza occidentale e non vale effettivamente la pena, istruire tutte le persone, dato che la maggioranza dopo pochi giorni andrà via, e molto probabilmente non tornerà mai. La miglior forma di collaborazione che potremmo avere con queste popolazioni sarebbe quella di acquistare caffè o prodotti artigianali tipici delle cooperative zapatiste per poi rivendere il tutto in Europa. Importante sottolineare che la situazione in cui vivono è praticamente bellica a tutti gli effetti a causa del mal governo, causato da una  continua pressione militare.

Marco era tutto emozionato, in pace con se stesso ed ogni tanto si sentiva un piccolo Che Guevara, come nel suo libro-diario Latinoamericana. La migliore definizione invece di quello che stava facendo è zapa-turismo.

 

 

2.3. 3° viaggio in Chiapas 2005-06: La continuazione del progetto “Yo soy indígena, ¿y tú?”

 

Marco, riesce a ritornare l’inverno successivo, sempre come stagista dell’Università di Siena, per la continuazione del progetto “Yo soy indígena, ¿y tú?” collaborando esclusivamente con l’associazione dei pittori Bonbajel Mayaetik. L’incarico del progetto prevede la selezione dei migliori temi da abbinare con le foto dei migliori e più rappresentativi quadri, per la pubblicazione del libro. Continuare l’archiviazione delle opere dei soci e delle relative foto, con la creazione di una galleria online, sul suo sito www.turrismo.it. La realizzazione di un sito loro procede molto lentamente, data la complessità di mettere d’accordo tanti e così diversi artisti, ed il trasferire poi le loro idee e proposte online.

L’incontro con gli artisti questa volta è facilitato dall’apertura a San Cristóbal di un locale, Talleres, proprio perché oltre al bar c’erano vari laboratori di letteratura, ceramica, danza, teatro e continue inaugurazioni di mostre. Pablo, un membro dell’associazione maya, gestiva quello di ceramica. Il locale diventa perciò il punto di incontro per le riunioni e non di Bonbajel Mayaetik. Proprio in una di queste riunioni dell’associazione il pittore Antún che di solito passava il giovedì pomeriggio con la sua bicicletta, dà una lezione di stile, dimostrando tutto il suo interesse per la cultura maya e disinteresse per la questione economica. Antún Kojtom è infatti per Marco il pittore più dedicato alla causa del recupero della memoria Maya Tzeltal.

In questa terza esperienza in Chiapas, il contatto con la realtà zapatista, oltre al ritorno al vicino caracol di Oventik, avviene con la partecipazione alla manifestazione della “Otra Campaña” [26]. La sera del 1° gennaio 2006 a ricordo del sollevamento armato, nella stessa città di San Cristóbal, avviene l’arrivo trionfante della prima tappa della “Otra Campaña”. Il giorno successivo il nostro Turra partecipa, presso l’Università della Terra o CIDECI poco fuori la città, all’incontro dell’EZLN con la popolazione. In questa occasione Marco farà un suo intervento, l’ultimo della giornata, riguardo l’importanza del mondo universitario nella lotta e riuscirà persino a stringere la mano al Sub Comandante Marcos, circondato da guardie del corpo. Nelle giornate successive del 3 e 4 gennaio con l’arrivo di Kairika parteciperanno all’organizzazione e realizzazione del “Festival de la Otra Campaña”. Per Marco questo inizio dell’anno è l’apoteosi del zapa-turismo! Ubbidirebbe a qualsiasi ordine impartito da Marcos.

Di lì a pochi giorni volerà a Cuba per contattare l’associazione Hermanos Saíz con cui Bonbajel Mayaetik aveva precedentemente firmato una collaborazione e per continuare il suo “Politic Trip”: così aveva denominato questo suo viaggio in America Latina, dal Chiapas zapatista ai musei e alle città principali della rivoluzione cubana come Santiago, Santa Clara e La Havana.

 

 

2.4. 4° viaggio in Chiapas 2008: In Amicizia, ¡Aquí te esperamos!

 

Questo è il viaggio più breve, solo il mese di gennaio, ma quello più importante e determinante, nato senza programmazione. Marco è rimasto con pochi soldi per essersi licenziato, non aveva quindi assolutamente programmato di viaggiare fuori d’Europa quell’inverno e se ne stava infatti per le vacanze natalizie, con un volo low cost, a Parigi dall’amica Marie. Tuttavia un’incredibile insieme di circostanze offrono a Marco la possibilità di tornare in Chiapas. Circostanze come un buon rimborso non sperato da una assicurazione, una super offerta di un volo da Bruxelles per il Messico e la risposta, alla primissima telefonata al cellulare di Antún: “Ma, se tornassi in Chiapas?” “¡Aquí te esperamos!”(Qui ti aspettiamo!).

Non aveva molto senso pratico ritornare, per la quarta volta, nello stesso posto oltre oceano. Il zapa-turismo lo aveva già fatto alla grande. Il progetto del libro era bloccato alla Casa Editrice, materiale per la tesi ne aveva da vendere, c’erano altre destinazioni nuove, economiche e calde come il Marocco e oltre a tutto questo i cugini lo attendevano a Ginevra e stava vivendo in una bella casetta nelle colline a Siena.

Ma l’amicizia, valore fondamentale per Marco, con i pittori maya, lo convince a concretizzare quella frase: “¡Aquí te esperamos!” Sarà infatti in questo viaggio che si consoliderà l’amicizia con il maestro Antún che giustamente diffidava dei vari stranieri che venivano a studiarlo, a fargli domande, foto, video, promesse che poi non venivano mantenute. Al contrario, Marco, che nel corso degli anni e soprattutto con questo viaggio, gli aveva così dimostrato il suo scarso interesse accademico e nullo interesse economico, si era in altre parole guadagnato la sua fiducia.

Se nel primo anno Turra aveva incontrato Antún poche volte e nel secondo una volta circa alla settimana, in questa sua permanenza l’incontro tra i due avviene molto più spesso, dato che ora esiste anche uno spazio per i pittori chiamato “Casa de la pintura y de gráfica [27] ospiti della casa dell’associazione degli scrittori maya e zoque. Proprio da questa relazione di amicizia, nasce l’idea di invitare il maestro in Italia per fargli conoscere l’incredibile patrimonio artistico del nostro Paese. Marco voleva innanzitutto ricambiare la grande ospitalità ricevuta e le tante cose che aveva imparato da lui, come ad esempio:

1. l’importanza che i Maya danno alla parola. La parola data basta e vale molto di più di un documento firmato, come era una volta per sua nonna.

2. il rispetto e la convivenza armonica con la natura.

3. la semplicità in cui vive questa gente che molti potrebbero giudicare come povertà.

4. la morte considerata non solo come la fine, ma anche come l’inizio di qualcos’altro.

In particolar modo Antún dimostra una gran gioia di vivere e passione nell’ utilizzare la pittura come mezzo per combattere la menzogna L’obbiettivo del maestro è infatti quello di diventare come uno specchio, nel quale le persone della sua comunità possano vedersi per riflettere su chi sono veramente. Antún fa proprio parte di un’altra cultura, ha un’altra cosmologia. Egli vede il mondo in un altro modo: non considera l’uomo al centro e tutto in sua funzione, ma lo vede in simbiosi con la Terra e di conseguenza con le piante, gli animali, i fiumi e le montagne. Per il popolo maya lo spirito è  sempre in equilibrio tra il corpo e un altro elemento della natura. Questo concetto porta ad avere un assoluto rispetto per tutto ciò che di naturale ci circonda. Tutto è sempre una questione di energia e bisogna lasciarla fluire e imparare a usarla. Antún, in poche parole, è per Marco uno sciamano, una specie di guru spirituale, con il quale ha imparato a non accumulare beni materiali, bensì a condividere le proprie cose e soprattutto ha svegliato in lui la sua spiritualità che i Maya Tzeltal chiamano Ch’ulel [28].

Si può facilmente immaginare il diverso impatto che Marco ha ora con le vicende zapatiste rispetto al passato. Ormai tutto il suo interesse politico è stato sostituito da quello artistico-spirituale. Marco si è infatti reso conto che la miglior rivoluzione da fare non è quella politica ma quella dentro la propria coscienza, passare dall’interesse personale a quello collettivo. Il cambio deve infatti partire dalle nostre piccole azioni quotidiane in casa, al lavoro, al bar, con gli amici ecc. secondo il Turra bisogna prendere coscienza che la televisione ed i giornali sono al servizio di chi li finanzia. Lo Stato, nato per rappresentare gli interessi del cittadino, si è via via trasformato diventandone il suo peggior nemico. (Abrogazione legge Equo-canone, perdità della sovranità monetaria, esistenza paradisi fiscali per citarne alcuni) Marco, infatti da vari anni e precisamente da alcuni giorni dopo il 11 settembre 2001, non si affida più alle notizie date dai telegiornali o dai quotidiani. Si vive in un periodo di troppa informazione e poca conoscenza. È ora di prendere coscienza di un’altra realtà a partire dalla propria spiritualità, dualità ed energia, il nostro Ch’ulel che non esiste solo per i Maya ma per tutti gli essere umani. L’arte in qualsiasi forma[29] è la migliore espressione per svegliarlo e promuoverlo.

Il contatto, anche se in modo molto diverso con il mondo zapatista, non poteva mancare, avviene in un diverso caracol, quello di Roberto Barrios, nei pressi di Palenque, nel nord del Chiapas. Qui, svolgerà, come un tempo, il servizio di “Osservatore internazionale”, proprio nei giorni in cui iniziano ad asfaltare la strada che avevano provveduto ad allargare addirittura di 6 metri. Con il pretesto di sistemare la strada per l’ecoturismo e migliorare le infrastrutture, il Governo si apre un accesso più rapido e spazioso per far penetrare i grandi mezzi militari e commerciali per accedere più agevolmente alla foresta Lacandona, fulcro di grandi e vari interessi economici. Questo polmone verde è ricchissimo di biodiversità e comprende uno dei più grandi giacimenti mondiale di uranio, oltre a petrolio, gas, centrali idroelettriche. Se non ci fossero così tante e tali ricchezze,avremo sentito parlare meno del Chiapas e anche la presenza delle Organizzazioni Non Governative sarebbe ridotta, la bella maschera di grandi interessi economici.

 

 

2.5. 5° viaggio in Chiapas 2009: “L’arte come mezzo, non come fine”

 

Il rientro in Chiapas dopo 3 mesi di intensi giri in Europa con il progetto “Bonbajel Turr” è stato un sollievo, sia Antún che Marco sono esausti, ma super soddisfatti di aver realizzato un qualcosa che più passa il tempo e più cresce di importanza.

E’ sempre lo stessa città di San Cristóbal, ma per Marco è sempre una emozione diversa, stavolta si sente proprio a suo agio, come a casa sua, ha finalmente fatto qualcosa di utile per il mantenimento e la promozione della cultura maya. Inizia anche a mettere online sul suo sito e sul social network Facebook le tante foto delle esperienze fatte durante tale progetto europeo.

Organizza in città una tappa messicana del progetto, sabato 7 marzo nel giorno del suo compleanno. E’ la prima assoluta conferenza di Antún nella sua terra, il Messico, sulla memoria Maya Tzeltal di Tenejapa e sulla pittura contemporanea dei membri di “Grafica Maya” denominata: “L’arte come mezzo, non come fine”. Per festeggiare l’evento e dare una mano dall’Italia sono arrivati anche dei suoi amici di Feltre, Lorenz e Giuliano, con una loro amica Kathrin.

La cena-festa successiva presso il laboratorio di “Grafica Maya”, sarà infatti un ottimo momento di vita sociale fra i pittori e gli scrittori maya che non si erano mai riuniti prima ed altri amici ancora di Marco. Fra i quali il professore universitario Amando Colunga che successivamente darà anche lui il suo contributo volontario, accompagnandolo in macchina a Tuxtla Gutierrez con Andrés, a comprare un computer usato e una stampante nuova che lo stesso Marco donerà al Taller “Grafica Maya”.

Con gli amici di Feltre accompagna il maestro Antún nella sua comunità natale di Ch’ixaltontik, nei pressi di Tenejapa. Antún si presenta cosi, non nella sua classica veste di contadino, come è conosciuto, ma bensì in quella di pittore con fama internazionale che è diventato. Il gruppetto è infatti arrivato con tutto il materiale per realizzare un grande murales sulla parete della scuola con i suoi numerosi giovani studenti.

Gruppetto che ritornerà molto volentieri a Ch’ixaltontik per una due giorni a totale contatto con la natura, dormendo nella vecchia casetta di Antún isolata nel bosco e senza luce elettrica. Quella bella semplicità considerata invece povertà, regresso, inciviltà, sottosviluppo quando tale l’equilibrio uomo-natura si può vedere come una forma di rispetto e convivenza reciproca. Non voglio e personalmente non posso per sempre, ritornare a questo stile di vita, ma al tempo stesso non è giusto disprezzarlo, semplicemente perché non crea ricchezza e dipendenza al sistema capitalista.

In questo viaggio per la prima volta non avviene nessun contatto con la realtà zapatista, ormai la promozione del maestro e del suo gruppo di pittori è per Turra, la strada migliore da percorrere per la creazione di quel mondo zapatista: “un mondo dove ci sia spazio per altri mondi”. La strada artistica è infatti preferibile, come il progetto Bonbajel Turr Italia e Europa ha dimostrato: l’arte va oltre la politica, apre molte più porte, è ascoltato, unisce e non divide, il messaggio artistico maya è più forte di quello zapatista.

Non è solo “in basso e a sinistra” come sottolineano sempre gli zapatisti. L’arte è un concetto ben più ampio che non conosce tali divisioni e limitazioni. Gli zapatisti, sarebbe giusto ritenere tali, solo quelli che fanno parte dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale come lo specificano nella loro “6° Dichiarazione della Selva Lacandona”:

Y también vimos que el EZLN con su parte politico-militar se estaba metiendo en las decisiones que le tocaban a las autoridades democráticas, como quien dice “civiles”. Y aquí el problema es que la parte político-militar del EZLN no es democrática, porque es un ejército, y vimos que no está bien eso de que está arriba lo militar y abajo lo democrático, porque no debe de ser que lo que es democrático se decida militarmente, sino que debe ser al revés: o sea que arriba lo político democrático mandando y abajo lo militar obedeciendo. O tal vez es mejor que nada abajo sino que puro planito todo, sin militar, y por eso los zapatistas son soldados para que no haya soldados.

Mentre gli altri, la popolazione civile che ha il merito dell’autonomia locale con i Caracol andrebbero in qualche modo differenziati dai soldati e da quegli indigeni che non collaborano in questa lotta contro il governo. Un termine appropriato, potrebbe essere Maya dato che tale forma di governare a turno senza classi sociali, è tipica dei loro vistosissimi traguardi raggiunti. Battaglia della  rinascita del termine che ha iniziato a portare avanti il maestro Antún e Grafica Maya.

Il Termine Maya, viene usato solo in riferimento al remoto passato, nessuno lo utilizza nel presente per denominare la popolazione indigena parlante lingua maya, neppure gli stessi zapatisti. Nei loro obiettivi, il recupero del nome maya non è preso in considerazione, come d’altronde nelle loro “Dichiarazioni della Selva Lacandona” poco spazio è dato alla spiritualità e alla cosmogonia maya. L’aspetto politico negli Zapatisti è troppo dominante e questo spiega il calo di interesse dei pittori e di conseguenza di Marco, nei loro confronti, dopo i grandissimi meriti del 1° gennaio 1994.

Secondo lo studioso chiapaneco Heber Matus, neanche il termine Maya sarebbe appropriato dato che come detto precedente è un nome imposto da noi e per lui significa “Vattene!” Al pari di come adesso si usa la parola gringo per riferirsi agli stranieri, principalmente a quelli del nord America. Parola che deriva dalla pronuncia inglese di “green go home!”  “Verde torna a casa” o meglio “militare vattene!” perché i militari nordamericani erano vestiti di verde. Per Matus, quindi anziché Maya sarebbero dei Mankeme-Chiapa discendenti dei Toltechi che infatti nel periodo classico erano stanziati sugli stessi territori considerati dei Maya. La questione, le ipotesi ed i misteri del mondo maya sono tanti e vari, tutti principalmente riconducibile alla classica ricostruzione della storia ufficiale per giustificare al potere all’attuale classe governante ed economica.

 

 

2.6. 6° viaggio in Chiapas 2010: La missione, Tesi con Ch’ulel

 

Per Antún l’arrivo dell’energia elettrica nel 2002 e della strada nel 2006 nella sua piccola comunità natale di Ch’ixaltontik stanno seriamente danneggiando le tradizioni maya tramandate da centinaia di anni. Sente più di prima l’urgenza di difendere la sua cultura, la televisione principalmente li ha resi facilmente vulnerabili al potentissimo Sistema Consumistico della massimizzazione dei profitti, sfruttando al massimo tutto quello che fa parte del processo produttivo, dalle materie prime alle persone.

Per il maestro Antún ormai non si tratta di dipingere per guadagnarsi da vivere o diventare famoso, la sua è una missione; alla quale lo stesso Marco si è unito. Il progetto “Bonbajel Turr Italia e Europa” gli ha infatti dimostrato che quella dell’arte è un’ottima strada da percorrere per la difesa della propria cultura. Si è reso così conto che lo stesso problema di estinzione, emarginazione, abbandono provocato dai mass media in Chiapas, sta avvenendo anche per la sua cara cultura montanara bellunese dei suoi genitori, nonni e bisnonni.

L’apporto migliore che può dare è la promozione del messaggio di Antún. Al progetto “Bonbajel Turr” occorre affiancare anche una bella e buona documentazione scritta. Una specie di catalogo che spieghi la storia dell’associazione e del laboratorio, dei pittori che ne fanno parte e della spiritualità e cosmogonia maya, la base di tutte le loro conquiste. Scriverlo non è poi sufficiente, serve anche farlo conoscere perché qualcuno leggendolo, inizi a porsi delle domande, a riflettere sulla versione ufficiale dei Maya che da sempre ci viene presentata.

La sua tesi di laurea diventa cosi quella documentazione da scrivere. Sono sei anni che la deve fare e ogni inverno vola in Chiapas con tale pretesto, i suoi amici e familiari hanno comunque perso tutte le speranze, ma si è creata una tale suspence, che se un giorno la dovesse scrivere veramente molti la vorrebbero iniziare a leggere.

Capito tutto ciò Marco, sacrifica il suo lavoro nel turismo e realizza con Antún Kojtom, un altro progetto “Bonbajel Turr” della durata di un mese in Brasile, per aspettare l’arrivo a Salvador di Bahia del suo caro amico Giancarlo, in regata solitaria su una piccola barca a vela.

Poco dopo aver terminato il progetto brasiliano ritorna in Chiapas con veramente la priorità di scriverla, non ha più giustificazioni lavorative e lo sente proprio come una missione da portare a termine. La permanenza a San Cristóbal è cosi indirizzata a concretizzare questa priorità, con molta meno vita sociale e molto più tempo al computer, a leggere ed in biblioteca.

Numerosi saranno anche gli incontri con i vari pittori del laboratorio “Grafica Maya” principalmente con Antún ed Osbaldo a parlare delle loro radici maya, a come si sono avvicinati alla pittura e cosa rappresenta per loro, ai miti e leggende maya, alle storie di sciamani e curanderi, del ch’ulel, a far nascere nuove idee, a creare progetti, a pianificare nuove mostre ed a come promuovere il tutto. Sono state delle bellissime ed interessanti discussioni con vari punti di vista con un unico obiettivo comune: rifare la storia maya cominciando dalla coscienza collettiva. Marco leggendo vari libri ed articoli sulla cultura maya ufficiale, sente maggiormente la necessità di far conoscere la versione della storia maya dagli stessi maya e non come tuttora avviene dagli archeologi, storici e ricercatori stranieri o nel passato dalle persone della chiesa.

Il gruppo di pittori si sente cosi preparato, carico e responsabile a continuare questo movimento artistico maya che loro stessi lentamente hanno creato. Ognuno a suo modo diverso ne fa parte. Lo stesso Marco arriva a sentirsi Maya, soprattutto per la spiritualità ed il Ch’ulel che ha svegliato dentro di sè, che lo porta ad avere una grande comunicazione con gli spiriti della sua nonnetta Antonietta e del amico “gemello” Cesare recentemente deceduto per una grave malattia. La stessa scelta del titolo ne è un’altra prova: “Tesi con Ch’ulel”.

Queste sei esperienze, tutte cosi diverse e tutte cosi importanti lo hanno notevolmente segnato dentro. Non è semplice descriverlo ma Marco si sente molto più sicuro di sé, pieno di energia e felice per aver trovato un senso alla vita che non sia fare soldi e soldi per comprare e comprare, ma quello dello gratitudine, solidarietà e memoria conosciuto in famiglia e con i suoi amici Maya.


Capitolo 3

 

Artisti Maya Contemporanei in Chiapas

 

 

 

 

Fig 2: Logo Asociación Bonbajel Mayaetik

 

3.1. La storia dell’associazione di pittori maya “Bonbajel Mayaetik”ed il  taller-galeria “Grafica Maya”

 

Al risveglio sul piano politico e territoriale con l’insurrezione armata del 1° gennaio 1994[30]  fa seguito molto lentamente la nascita di un piccolo movimento artistico della popolazioni maya, come riappropriazione della propria nobile identità attraverso la pittura principalmente.

Dieci anni dopo, nel giugno 2004 una mostra collettiva sul recupero della loro cultura “Espíritu de la Tierra” (Ch’ulel lum) presso la sale espositiva di Santo Domingo a San Cristóbal de las Casas è la grande occasione perché diversi pittori maya dello stato del Chiapas si possano conoscere fra di loro, come Kayum Max, Juan Gallo, Sebastian Santiz, Andrés García López, Luis Herrera, Antún Kojtom e Juan Chawuk.

Di lì a pochi giorni il pittore Juan Chawuk, dell’etnia tojolabal, fa visita all’altro pittore Antún Kojtom, dell’etnia tzeltal, dicendogli di aver scoperto diversi fondi a disposizione per delle associazioni di pittori maya. Finalmente un giusto riconoscimento da parte dello Stato per stimolare la nostra cultura, pensa Antún e contatta subito gli altri a San Cristóbal.

Chawuk, senza consultare gli altri, impone come tesoriere il suo amico imprenditore ristoratore Abramo, presso il quale aveva il sede il suo laboratorio. Aprendo così l’associazione anche a persone non Maya, lo stesso Antún chiede al ceramista e candelista Pablo Millán di Città del Messico, da poco trasferitosi in Chiapas, di entrare a farne parte, data la sua capacità nello scrivere progetti. Sebastián Sántiz per la sua maggiore esperienza nell’arte ed per età diventa il presidente e a completare il gruppo i pittori Andrés García López e Luis Herrera per un totale di sette.

Ad agosto 2004 viene cosi fondata l’associazione di pittori maya “Bonbajel Mayaetik”, con la lettera enne e non emme che in lingua maya tzeltal significa proprio “Pittori Maya”. A sostenere la maggior parte delle spese di registrazione è la buona fede di Antún, credendo che a breve sarebbero arrivati i finanziamenti.

 

Objetivos sociales de la asociación “Bonbajel Mayaetik”

·         La integración de personas dedicadas al arte, para que cada uno de los asociados tengan mejores oportunidades. El impulso y el desarollo a nivel profesional de las actividades creativas, así como el impulso al arte indigena.

·         Establecer y apoyar grupos de arte en los Municipios y en el estado de Chiapas, para la integración de una red que permita la superación y especialización del gremio artistico.

·         Promoción y establecimiento de una escuela y talleres. Instituciones relacionadas con el estudio y la practica del arte en varios niveles o modalidades: cursos para niños, jovenes, adultos según sus propias competencias.

·         Organización de una galeria permanente donde exponer los cuadros de los artistas, creando así un punto de contacto para artistas, promotores y sociedad en general.

·         La realización de actividades y proyectos que impulsen y desarrollen lo siguiente: proyección de las artes de la región; reivindicación del arte pre-hispánico; el intercambio de experencias dentro y fuera del pais; el desarrollo de propuestas artísticas en las comunidades indigenas; el fomento de la apreciación artística en espacios públicos.

·         El establecimiento de relaciones con organismos similares a nivel regional, estatal, nacional e internacional.

·         El fomento del intercambio cultural con municipios de México y el mundo, en el ambito del arte en general.

·         Fomentar toda clase de actividades artísticas que involucre deferentes actividades culturales, educativas, de convivencia social, así como las tradiciones y costumbres del estado de Chiapas.

·         La producción y distribución de toda clase de fotografia, litografias, audiovisuales, publicaciones impresas, grabados y otros que contribuyan a alcanzar el objetivo de la asociación

 

I soci della neonata associazione, iniziano a trovarsi regolarmente a casa di Pablo per delle sessioni di pittura di nudi femminili. Ad uno di questi incontri, lo stesso padrone di casa propone di organizzare una lotteria per autofinanziarsi, mettendo in palio le loro opere d’arte ed utilizzando le due ultime cifre della lotteria nazionale dell’Epifania, la gran Rifa come numeri vincenti. A collaborare a questa progetto della lotteria si sono anche aggiunti due volontari stranieri Kairika e Marco, i quali avevano conosciuto Bonbajel Mayaetik cercando degli artisti con le cui opere l’illustrare il libro “Yo soy indígena, y tu?” L’incasso della lotteria è scarso, ma sufficiente per a coprire tutte le spese e la cena finale per tutti. Fortunatamente solo una delle opere in premio, la candela-lampada di Pablo, viene vinta con il numero 46, per le altre cinque quel numero di biglietto non era stato venduto.

Questo primo progetto di squadra è stato comunque di buon beneficio, promovendo l’associazione in città. Le opere e gli artisti sono stati presenti il 4 e 5 gennaio pomeriggio sulla via principale e tutta la giornata del 6 nello Zócalo, la piazza principale delle città messicane. La lotteria ha avuto anche la grande utilità di mostrare all’opera i membri con i loro diverso comportamento, impegno, capacità ed attaccamento alla neo nata associazione.

I tanto desiderati finanziamenti che avevano praticamente fatto nascere l’associazione non arrivano e nel 2005 l’associazione riesce ad organizzare solo tre esposizioni collettive, a San Cristóbal, a pochi chilometri di distanza a Chapa de Corzo e l’altra al Festival Maya Zoque di Tenejapa. Tre dei pittori Antún, Sebastian e Chawuk sono nel libro e nella mostra collettiva “Cinque pittori Maya” in città, senza che venga però nominato il nome di Bonbajel. A tenerla ancora in vita nonostante l’allontanamento di Luis e le iniziali incomprensioni con Chawuk c’è la vincita di un progetto finanziato dallo Stato per la costruzione di un centro di formazione nella comunità di Armando Zebadúa nei pressi di Tuxtla Gutiérrez dove Pablo svolge da coordinatore.

A cercare di dare una mano all’associazione arrivano dall’Università di Siena, durante quell’estate, due stagisti Andrea e Giovanni per realizzare delle interviste video ed iniziare a creare una loro pagina internet con questo dominio www.artemayachiapas.org. Durante l’inverno ritorna anche Marco a continuare il suo precedente progetto del libro.

Nel 2006 la realizzazione del progetto ad Armando Zebadúa anziché ricompattare l’associazione, la poco trasparenza economica la praticamente paralizza, si irrigidiscono i legami fra gli artisti. Da un’altra mostra collettiva presso il convento di Santo Domingo, nasce l’importante amicizia con un pittore nahual dello stato di Guerrero Nicolás de Jesús.

Da questa amicizia, l’anno successivo nel 2007, arriva l’invito, per l’associazione dal “Clubes Unidos Guerrerense” a partecipare a Chicago (USA) all’esposizione collettiva di stampe “Raíces en la memoria a rappresentare Bonbajel Mayaetik è invitato Antún Kojtom. Antún che ritornerà qualche mese dopo invitato dal National Museum of Mexican Art di Chicago per l’installazione “Vivir o morir por la tierra”. Mostra in appoggio alle proteste contro l’espropriazione di terreni da parte della compagnia idroelettrica messicana nella zona di La Parota, nello stato di Guerrero.

In seguito alla donazione del pittore guerrerense di un torchio per realizzare delle stampe, Antún trova un spazio dove poter aprire un taller[31] per il suo utilizzo che si chiamerà “Casa de la pintura y de gráfica”. Spazio che era riuscito ad avere per sei mesi in uso gratuito presso l’associazione di scrittori maya e zoque (UN.E.MA.Z.), come favore ricambiato per aver scambiato lo scorso anno due dei suoi quadri per pagare il viaggio in Austria al presidente Armando Sánchez Gómez.

Andrés García che aveva svolto l’incarico di maestro d’arte presso la casa di cultura di Chamula ad pochi chilometri da San Cristóbal, inizia ad organizzare per i suoi ex allievi dei corsi di pittura nella giornata del sabato presso il taller. L’idea piace allo stesso Antún che inizia a portare il proprio figlio Alux Antún ed altri suoi nipotini, seguito anche dalla professoressa universitaria Maritza che porta altri ragazzi maya. Iniziano cosi i corsi di pittura del sabato.

Durante il mese di agosto il pittore dello stato di Guerrero Nicolás de Jesús scende a San Cristóbal per impartire gratuitamente il corso sulla tecnica della stampa a tutti i membri dell’associazione nel nuovo laboratorio.

Ritorna ad impartire lo stesso corso anche nel gennaio 2008, aggiungendo alla sua precedente donazione, numerosi materiali necessari alla produzione di stampe e mobili per il laboratorio. A questo secondo corso partecipano solamente i soci Antún e Andrés. E’ invece di nuovo presente Marco a dare un suo contributo e decide anche lui di donare dei soldi al laboratorio per spese varie e per il cambio del consiglio direttivo dell’associazione presso un notaio. Fondi che invece saranno interamente impiegati per comprare del materiale e pagare spese di luce e gas, dato che era stato allungato per altri sei mesi la durata della loro permanenza.

Il nome dell’associazione viene utilizzato solamente fuori dal Messico per la collaborazione con l’Università di Siena per altri due stage con Martino e Gianpaolo presso il taller “Casa de la pintura y de  gráfica” e per la realizzazione del progetto “Bonbajel Turr Italia e Europa 2008-09” con il maestro Antún Kojtom e l’associazione Turrismo.[32]

Rientrato dal progetto nel febbraio 2009, Antún pone fine alla sua preoccupazione riuscendo ad avere per altri sei mesi lo spazio presso gli scrittori, che cambia nome in taller “Gráfica Maya”. Nel quale da alcuni mesi c’è l’importante nuova presenza di Osvaldo García Muñoz un pittore-scrittore-scultore maya della etnia Mam. Un giovane trentacinquenne iscritto da poco, alla facoltà di antropologia dell’Università Autonoma del Chiapas (UNACH) a San Cristóbal, per conseguire quel certificato, da potergli permettere di  essere ascoltato dal mondo occidentale. Nel passato infatti delle sue ipotesi sulla cultura maya non erano state prese in considerazione perché sprovvisto di un titolo con cui sostenerle.

Con l’impegno di Osbaldo, che non è un socio ufficiale di Bonbajel Mayaetik, il taller inizia ad avere una sua vita indipendente e da giugno diventa anche galleria. Gli stessi Antún e Andrés iniziano ad utilizzare questo nome anziché quello dell’associazione.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig.3: Logo Taller-Galería “Gráfica Maya

 

Gráfica Maya surge en el año 2007, como una propuesta colectiva que unió a artistas de la talla de Nicolás de Jesús y algunos elementos de A.C. Bonbajel Mayaetik como Antún Kojtom, Sebastián Sántiz, Pablo Millán, Andrés García Lopez; mismo que se ha enriquecido con la presencia de nuevos integrantes como es el caso de Osbaldo García Muños, Lisandro Solís, Enrique Peko T’iw, Erik Hernandez, Alux Antún (6 años) y las hermanas Floridelma y Fabiola Sántiz López. Dicho grupo, con la intención de crear un espacio dedicado al desarrollo de las artes plásticas, juzgó conveniente dedicar los esfuerzos al establecimiento de un taller donde fuera posible conocer los alcances del grabado y la pintura, principalmente. A través de este punto de convergencias se busca responder a las necesidades que tienen aquellos artistas que, por padecer de recursos económicos, no pueden seguir desarrollando sus capacidades.

En consecuencia, surge el primer objetivo: servir como un lugar en el que puedan coincidir distintos artistas deseosos de mejorar su trabajo, así como colaborar voluntariamente a compartir sus experiencias a través de talleres de discusión permanente, que se llevan a cabo todos los sábados.

Actualmente, con la creación de la Galería, se cumple un segundo objetivo: el intercambio artístico local e internacional.

Asimismo, los planes de esta iniciativa colectiva plantea la posibilidad de discutir los conceptos sobre los que se ha erigido el Arte de los Pueblos de Chiapas (visión, cosmovisión, perspectiva y todos aquellos elementos que son la fortaleza de la identidad de los chiapanecos), cuya trascendencia va más allá de la recopilación y el rescate de la cultura, pues sus valores están por encima del folklor y la mercadotecnia. Bajo esta tendencia, se pretende debatir sobre el conocimiento y las aportaciones que se hacen desde las distintas vertientes artísticas.

Gráfica Maya es, en este sentido, un punto de reflexión y creación artística constante, cuya preocupación radica en la importancia menor que se le ha dado all’arte maya.

 

Il nome dell’associazione Bonbajel Mayaetik  riappare in Chiapas e per l’ultima volta il 7 marzo 2009 quando in collaborazione con l’associazione Racu si realizza la tappa messicana del “Bonbajel Turr” con l’aggiunta della presenza di Osbaldo Garcia alla conferenza “L’arte come mezzo, non come fine”.

Successivamente al progetto “Bonbajel Turr” e all’apertura della galleria, è il momento di fare il punto sulla situazione dell’associazione. Si riesce finalmente a fare una riunione, promossa da Luis riapparso dopo anni, con tutti i soci dell’associazione, senza Osbaldo che non ne fa parte ufficialmente.

Antún, il principale fondatore di entrambi, che più si meriterebbe per tempo, passione e denaro investito, non è interessato a diventarne il presidente. Dato che nessuno si candida alla presidenza, è proprio Luis, fra lo stupore di tutti, a candidarsi. Si candida perciò anche Andrés ma lo stesso non viene raggiunto un accordo generale per sostenere le spese dal notaio per il cambio del consiglio direttivo. La riunione, l’ultima dell’associazione, si risolve con un niente di fatto dato che rimane invariata la presidenza di Sebastián Sántiz.

Alla definiamola paralisi di Bonbajel si contrappone il crescere del taller Gráfica Maya che come detto, diventa anche galleria. Si fa meglio conoscere in città, aumenta il numero dei partecipanti e maestri al corsi di pittura del sabato mattina con una minima e libera donazione per mangiare qualcosa assieme. Organizza anche degli eventi ed incontri al di fuori della sola pittura, come di poesia, di letteratura ed altro, incentrato sull’importanza dell’arte come forma di comunicazione e ricevendo tra l’altro anche una buona donazione da una loro amica.

Il nome dell’associazione Bonbajel Mayaetik, lontano dal Messico continua ad essere vivo con la versione brasiliana del progetto “Bonbajel Turr” svolto nei mesi di ottobre e novembre 2009, organizzato come il precedente dall’associazione Turrismo con la partecipazione de maestro Antún Kojtom.

Ad inizio 2010 Marco, ormai una presenza fissa a San Cristóbal, si rende conto di essere ormai l’unico ad utilizzare il nome dell’associazione e propone di fondere i due nomi in taller-galería “Bonbajel Gráfica Maya” utilizzando il logo di Gráfica Maya. L’associazione - registrata principalmente dal notaio per avere dei finanziamenti statali che non sono praticamente mai arrivati per gli obbiettivi dello statuto - ha solo creato più problemi economici e perdite di tempo che generato qualcosa di utile.

Il taller-galería invece, senza nessuna registrazione, basato semplicemente su accordi orali e reciproco rispetto - come nello stile maya – una volta conseguito lo spazio, ha ottenuto varie donazioni sia fisiche che economiche ed ha organizzato alcune mostre collettive ed altro. Il senso di appartenenza è semplicemente dato dalla voglia di contribuire a questo taller  in maniera collettiva per meritarsi il possesso delle chiavi per entrarci.

Il nome di Bonbajel è così attualmente fermo sulla carta, nonostante per statuto esista la modalità dell’espulsione dei soci, per evitare che possano reclamare alcuni presunti diritti. Come ovviamente esiste anche la possibilità, nonostante sia complicata, per l’entrata di nuovi soci nell’associazione. Attualmente Antún preferisce non perdere altro tempo in altre riunioni e pratiche burocratiche ed utilizzare il nome e logo del taller.  D’altronde in questi anni sono Osbaldo e gli altri nuovi pittori, le figure più presenti, i quali preferiscono dedicarsi più alla produzione artistica che alla burocrazia. Non sentono il bisogno, la necessità del riconoscimento da parte dello Stato, anzi vedono nell’attuale sistema Stato corrotto, il marcio della società. Il loro messaggio è infatti basato sulla coscienza collettiva, tipica della civiltà maya, se uno vuole dare una mano è il benvenuto, in netta opposizione al moderno individualismo promosso da tutte le istituzioni e mass media che denigrano, emarginano, svalutano l’aiutare il prossimo senza un fine economico.

Marco che inizialmente consigliava il recupero dell’associazione ne capisce l’attuale scarsa se non nulla importanza per la promozione e mantenimento della cultura maya. Propone cosi per il 2010 l’idea del “Festival Internazionale Maya Contemporaneo” per unire con una bella cornice, le varie esposizioni già programmate e quelle in programmazine, promosse con i suoi contatti personali: a Siena (Italia) "Grafica Maya y Nahual: la Conciencia Colectiva" per aprile con Elisa; a Quito (Equador) "Grafica Maya: la Conciencia Colectiva" per maggio con Alessandro; al Lago de Atitlan (Guatemala) con data e titolo da confermare con Rene; in Francia ed altre località in fase di lavorazione.

La collettività del taller del lavoro di squadra, senza leggi scritte e nessun finanziamento da parte delle istituzioni sta proprio iniziando a dare i suoi frutti. Per non parlare della recentissima costituzione sulla frontiera del Messico ad Unión Juárez, la città di natale di Osbaldo, di “Unión Arte Libre”, centro sperimentale artistico e curativo Mexico-Italia-Guatemala.

 

3.2. Alcuni Artisti membri

 

Agli artisti più rappresentativi che con fatti, tempo e proprie risorse lo hanno dimostrato come Andrés Garcia López e Osbaldo Garcia Muñoz il coordinatore del taller-galeria, porgo delle domande sulla loro concezione dell’arte e sulla loro identità di Maya.

Ad Antún Kojtom invece dedico l’intero prossimo capitolo sul mantenimento della memoria collettiva maya tzeltal e sul Ch’ulel l’elemento basilare della cosmovisione maya comunitaria.

 

3.2.1. Jose Osbaldo García Muñoz 

 

Nacido en el seno mismo del Volcan Tacana, Osbaldo García es un pintor autodidacta muy complejo y profundo en sus aspiraciones artísticas.

 

 

 

Figura 4: Osbaldo García Muñoz, Oligarquía, 200x170cm, 2009 Mural

 

“¿Que es el Arte para ti?”

En lo particular, el Arte es una forma de vida que explora en lo más profundo de nuestros temores, obsesiones, angustias, debilidades, amores y concupiscencias. Y es a través de un juicio estético -consciente- que el artista asume la responsabilidad voluntaria de cuestionar la realidad yendo de lo personal a lo social: ¿Quién soy? ¿A dónde voy? Es una manera de negarse al tiempo y sojuzgar los conceptos sobre los que se erigen los significados del mundo. En este sentido, el Arte también representa el modo más humano de salir a flote para observar lo sorprendente y hermosa, contradicatoria, futíl y esquizofrénica que es la vida. El Arte no tiene otra finalidad más que darnos la oportunidad de reconstruir el mundo, mostrándonos otros ángulos de observación. Nada de celestial y divino tiene el Arte. Es una actividad tan humana como el desarrollo mismo del pensamiento.

Pero definir el Arte tal y como se nombran los objetos es muy aventurado. Igual que si la ponemos en un pedestal para referirnos a ella como algo inalcanzable. Lo que nos debe quedar claro, es que el Arte es un acto humano y una forma particular de vivir. Y lo mismo que el campesino, que conoce perfectamente los secretos de la tierra, el artista es hijo de la luna, pues ha aprendido a maravillarse de las cosas grandes y pequenas del universo. Y, como cualquier otra persona, come, duerme, se entristece, rie, etcetera. La única diferencia es que jamás se conforma con lo que ha dicho. Es una carga constante que no le permite descanso. Cuanto más libres y claras son sus ideas, más retos le esperan en el camino. Su obra es el resultado de la paradoja misma: el mundo le es indiferente; no obstante, lo confronta.

El es un exiliado de si mismo, porque solo en el desapego de su ser incorporeo y mundano puede reconstruirse en otra imagen: si, es cierto, la obra mas grande del pintor solo se obtiene reuniendo todo lo que en vida fue abandonando: sus trabajos son la piel mudada por el circunspecto reflejo que de sí mismo provocó en el espejo del conocimiento reflexivo. En terminos más sencillos, diré que el arte es una forma de redescubrirse y, al mismo tiempo, conocer a los demás.

Pero más allá de toda esa bazofia conceptual en la que se ha querido sojuzgar al Arte, diré aquí que lo más importante es ver a esta actividad como la más común y popular de todas. Lo contrario de esta afirmación se sustenta en el hecho simple y llano de los círculos de poder -sobre todo económicos- que se han apoderado de los discursos para apartar a la gente de su capacidad apreciativa. Asi se dice, por ejemplo, que las obras artísticas no son para todos, pues, arguyen, pocos son los que tienen los conocimientos adecuados y precisos para disfrutarlas.

Desde luego, esta argumentación solo tiene como objetivo tener el control de los valores estéticos en aras del poder que se ejerce sobre los oprimidos. De ahí que la filosofía, de pronto, se convierta en una ramera que solo ofrece sus favores a quien tiene acceso a ella. No es que la ciencia sea inútil, el problema es que solo se llega a ella con la intención de oprimir y subyugar al otro. En ocasiones, es mucho más apreciado descubrir con los propios ojos una estrella en la distancia, que saber que E=mc2 llevó a la creación de la bomba atómica.

Desde luego, se puede rebatir aquí que la gente sencilla -los campesinos, por ejemplo- no requieren de la ciencia porque además ni la entienden. Pues ellos solo conocen y necesitan la tierra para sobrevivir. Por qué, entonces, cuando se trata de justificar la crisis mundial se atribuyen las desgracias al progreso, mismo que nos incluye a todos. Si las desgracias del desarrollo se originan en la mente de reducidos grupos que “tienen el conociemiento”, por que no son ellos quienes de manera directa paguen los platos rotos. No, claro que no. Pues, los avances son para todos.

A lo que quiero llegar con todo esto, es a la idea de una Independencia del Conocimiento; en este caso, del Arte. Pienso que es prudente liberar el pensamiento humano desde la composición de las relaciones en el medio social. No importa si es en la ciudad o el campo. Lo trascendente es entender que el hombre es la ciencia misma. Y que indistintamente del lugar, modo o cualidad cada persona es un conocimiento que tiene derecho a ser.

¿Por que retomar esta cuestión? Simplemente, porque muchos pueblos han sido subyugados a partir de arrebatarle o minimizar su experiencia vivencial. Se les da por desaparecidos e innecesarios en los modelos de la economia mundial. Como es el caso de los mayas, en particular.

 

¿Que significa ser maya para ti?

 

Ser maya, es ser humano. Simple. Claro, considerando todas las desgracias con la que han tenido que cargar nuestros pueblos, es entendible que tengamos que asumir una posición, una distancia, pues. Y no es que pretendamos rebelarnos contra el mundo ni buscarle pleitesia a todos con la intención de buscar culpables. Definitivamente, no. Además, yo pienso que la historia no es temporal, sino espacial. Ello significa que tenemos que dejar de creer que nada podemos hacer por el pasado. Al contrario, siento que esos acontecimientos son la herramientas que nos permitiran visualizar nuestro mundo como algo más grande que las fechas únicas que se recuerdan en el calendario cívico del estado. Ser maya es estar conciente de lo que soy frente a los demás. Pero no para hacer visibles las diferencias, sino para entablar un diálogo en la evocación de las cualidades y características que son afines a todos los hombres.

 

Fig. 5: Osbaldo García Muñoz, Árbol de lluvia 30x50cm, 2010 Linolio

 

3.2.2. Andrés García López

 

Oriundo de San Cristóbal de las Casas, Chiapas, México, (1980).

Figura 6: Andrés García López, Vida y Espirìtualidad, 17x28cm, 2005

 

Figura 7: Andrés García López, Patria y Nación,, 60x80cm, 2009

 

“¿Qué es el Arte para ti?”

El arte para mi es tener una idea que me vincula a pensarla y a trazarla creativamente,  que evolucionó y matizo con mi habilidades. Habilidades compuestas de mi experiencia vivencial y de mi conocimiento de autodidatta,  que al final dan como resultado, una dualidad contemplativa de la obra, es decir, la experiencia interna y la experiencia externa.

Experiencia interna que se enfoca en los cinco sentidos, activando una acción de la externa, o sea una visión que se tiene del mundo actual e histórico. Por lo tanto es efímero en el presente y en el hombre que va cambiando constantemente, esto enfatiza la existencia del arte que acuña la obra creada dal artista.

 

¿Cómo diferenciar cuando es o no es  arte? 

El contemplador ordinario y el especializado (crítico, curador de arte o historiador), juzgan la obra de acuerdo a su bagaje cultural y con eso profundizan en los valores de ella. Y al trasparentar el simbolismo icnográfico y la atracción subjetiva se transporta al diálogo y a la asimilación de su experiencia convertida en conocimiento visual. Asi que son algún contemplador y especializados en afirmar si es o no es una obra de arte, en base a tener o no tener prejuícios estéticos de la ciencia del arte.

Mi experiencia como pintor me rezumo en el cultivo de la práctica empírica y teórica, llegando a una idea significativa dimensional de lo local a lo universal, me lleva a generar juicios particulares para el desarrollo de la obra, es decir enfrentarse con el pensamiento humano y sostenerse en ella.

 

¿ Porqué soy descendiente Maya?

Me considero descendiente Maya, por el hecho de hablar una lengua materna que identifica mi origen, mi cultura y mi cosmovisión. Siguiendo las huellas de los activistas, en mi palabra y sabiduría del cosmos, cimiento mi existencia, mi historia y mis cambios actuales de vida.

Lengua, arte y cultura son las sustancias puras con que combato diariamente el mundo moderno, las considero las raíces del árbol anclada y el follaje es la civilización y globalización. Por lo tanto,  crezco alimentando ambas partes, el conocimiento globalizado y mis principios. 

Asi el activismo cultural de la palabra y del arte, son por Andrés el instrumento que exculpa este muro costruído por los sistemas políticos y económicos de las élites.

 

¿Por qué compartir tu experiencia con los niños indígenas y no indígenas?

Para mi, los niños son  la base de todo, porque en ellos gobierna la alegría la libertad y el sorprendimiento, cada cosa descubierta por ellos mismos les da un valor, que a temprana edad son los grandes investigadores, porque actúan de una manera cualitativa para tener lo que quieren y lo que deseen,  dándole un significado para puntualizar un mapeo de referencias cognoscitivas, en ellos no gobierna las voces que distorsionan su pensamiento, sin embargo son sensibles y concientes cuando se les enseña a respetar y compartir las cosas. Actúan con responsabilidad y educación, por ello es la importancia de compartir los conocimientos con amor, para sembrar hábitos y actitudes configuradas con conciencia para que en el futuro podamos cosechar y brindar ciudadanos creativos bañados de habilidades e inteligencias para enfrentarse al mundo social mecanizado y sumiso por el poder económico y político. 

El lenguaje plástico, como el medio de comunicación introspectiva de los niños, que ellos han tomado como el instrumento esencial para comunicarse a través de sus emociones y sentimientos efímeros, operando con los temas de su entorno social; ésta que desintegra lo humano transformando actitudes y formas de vivir y convivir. La familia, su cultura; identidad, principios, raíces, su manera de ver el mundo exterior que lo hacen propio y la manifiestan a través de la mácula descriptiva psicológica, generando un planteamiento de los acontecimientos que ellos están viviendo actualmente. La plantación de talleres recreativos que estimulan las inteligencias a temprana edad, inyectan a la comunidad infantil a ser consumidores de arte y la cultura del estado y la nación, por ello comparto mis experiencias y conocimientos, asi mismo aprendo de ellos, siendo redituable las experiencias culturales.


CAPITOLO 4

 

ANTÚN KOJTOM ed il CH’ULEL

 

“La conoscenza maya, a partire dalla memoria collettiva dei Maya-Tzeltal di Tenejapa attraverso la pittura ed il Ch’ulel, l’elemento basilare della cosmovisione comunitaria”.

 

Per capire l'opera di Antún è importante conoscere, il mondo che giornalmente lo avvolge partendo dalla sue origini, cosmogonia ed esperienze personali.

 

4.1. Ch'ixaltontik (Tenejapa): le sue origini e la sua vita

 

Antún Kojtom Lam nasce nel 1969 nella piccola comunità di Ch’ixaltontik nel municipio di Tenejapa nell’altopiano del Chiapas. Il nome cristiano che gli è stato imposto e che appare sul passaporto è Antonio Ramírez Intzin.

Tenejapa è un villaggio di lingua maya, i suoi abitanti sono dell’etnia tzeltal che deriva da tzeet, ossia “sorridente” e da tal, “coloro che vengono”. La loro origine appartiene alla grande famiglia maya dell’Altopiano dei Cuchumatanes in Guatemala, emigrata in seguito nell’attuale Chiapas. La loro presenza nella regione è molto remota, Tzeltal e Tzotsil cominciarono, infatti, a stabilirsi nell’altopiano chiapaneco tra il 750 e 500 a.C., mentre le differenziazioni nella lingua sono iniziate dal 1200 d.C. 

I Maya Tzeltal di Tenejapa si definiscono anche come “coloro che parlano la parola vera”. Ciò significa che sono loro a conservare la conoscenza della cultura maya dal più profondo delle loro origini, la cui essenza è sopravvissuta alla colonizzazione politica, etnica, territoriale, sociale, economica e religiosa iniziata nel secolo XVI. Sono rimasti registrati nella memoria collettiva: i nomi dei mesi nel calendario maya come - olalti', mak, u'ch; la traccia del sistema matematico; le pratiche dello sciamanismo; l’uso del telaio da cintura, i concetti duali dell'universo e della vita quotidiana, il Ch'ulel (spirito), il concetto della morte e la sacralità della natura e la Cosmovisione Tzeltal. Quest’ultima rappresenta un modo particolare di relazionarsi con la natura e una maniera rispettosa di viverla. Tale cosmovisione è per loro un’eredità culturale, comunitaria e quotidiana che gli permette di avere una conoscenza funzionale di tutto ciò che li circonda.

Antún fa parte di questa etnia. Nasce e vive a due ore di cammino da Tenejapa nella piccola e isolata comunità Ch'ixaltontik che letteralmente significa “roccia spinosa”, composta di sole venti famiglie. E’ proprio grazie a questo isolamento - la luce è arrivata solo nel 2002 e la strada nel 2006 – e alla figura del bisnonno curandero[33] che nella sua famiglia si sono potute tramandare e mantenere vive le numerose usanze e tradizioni maya. Dall’età di circa dodici anni, per due volte all’anno per un periodo di circa due mesi Antún si reca con altri familiari a lavorare nella finca[34]. All’età di diciotto anni, insoddisfatto di non conoscere la lingua spagnola e non capire i vari insulti, per impararla e sapersi meglio difendere, decide di seguire il fratello maggiore nelle vicinanze della città di Puerto Vallarta, nello stato di Jalisco nel nord del Messico Il suo incarico è di giardiniere-manovale presso gli “Juntos” un gruppo di pittori messicani, che dipinge motivi utilizzati per confezionare vestiti, nella tranquillità di una spiaggia semideserta, perché il gruppo rifiuta il contatto con la società.

Dopo oltre un anno, in cui è finalmente riuscito a imparare lo spagnolo, invitato dal fratello a lavare i pennelli, riceve un pezzo di tela sul quale dipinge un girasole; da questo momento inizia a lavorare come disegnatore. Vedere il suo lavoro indossato e apprezzato da una donna bianca è determinante perché si sviluppi in lui l’interesse e l’impegno nell’arte. La pittura diventa cosi un rifugio e una fonte di rivalsa per le continue discriminazioni sociali ed etniche subite nell’arco della sua vita perché “indios” perché aveva con una diversa alimentazione, lingua e colore della pelle.

Il vivere sei anni isolato con questo gruppo di pittori lo porta a porsi delle domande sulla sua vera origine: indigeno o Maya? Allo stesso tempo comincia a prendere maggior coscienza degli abusi commessi dagl’invasori spagnoli e dai suoi discendenti e ad approfondire la ricerca della vera storia del suo popolo tzeltal e degli altri Maya. Antún si rende così conto che i Maya sono come un vecchio albero pieno di cicatrici e ferite permanenti che prova a curarsi attraverso la politica e la religione, ma che inequivocabilmente continua soltanto a peggiorare la propria situazione.

Presa quindi coscienza di questa triste realtà, si assume l’impegno di difendere, rivalutare e sviluppare il pensiero e la tradizione della propria cultura attraverso la pittura. Questo suo primo tentativo a Puerto Vallarta, espresso con linee e colori, gli fa soltanto comprendere la complessità delle tecniche pittoriche. Il lavoro con i “Juntos” non è più sufficiente a risolvere questa sua inquietudine, gli mancano le conoscenze della pittura con cavalletto e dei murales.

Nel 1993, durante una delle sue visite annuali in Chiapas, decide di non ritornare a Puerto Vallarta, ma di stabilirsi permanentemente a San Cristóbal de las Casas per assistere il padre gravemente malato, proprio a pochi mesi dal sollevamento zapatista del 1994. La lotta per la conquista dei propri diritti e la presa di coscienza di essere veramente un discendente della grande civiltà maya, sono il motore vitale della sua espressione artistica.

Apprende nuove tecniche e inizia a dirigere alcuni tallerdes di pittura nella Casa di Cultura a San Cristóbal, nella Zona Zoque sui monti del Chiapas e a Guatemala City.

Dal 1995 al 2003 è maestro di pittura nelle case di cultura, ma per incompatibilità con la direttrice interrompe il suo rapporto di lavoro e si dedica esclusivamente a dipingere in modo autonomo, senza però abbandonare il lavoro nei campi: Kojtom si autodefinisce infatti un pittore-contadino.

Sono gli anni delle esposizioni a Città del Mexico e San Cristóbal de las Casas e delle serie "Colores de la Región”, "Metamorfosis", "Estudio por la Memoria de Tenejapa” eMetamorfosis - Colores de la Tierra", che lo orientano ad un incontro culturale e spirituale con la sua etnia. In questo modo Antún fa rivivere l'arte maya precolombiana dato che durante la colonia, per ragioni di sottomissione o sopravvivenza, agli artisti maya non era data l’opportunità di sviluppare in maniera indipendente. Gli artisti erano solamente impiegati come "manodopera" per realizzare i lavori commissionati dalla chiesa e dal governo spagnolo. Ciò nonostante, alcune conoscenze sono sopravvissute, come nel lavoro artistico delle donne (la simbologia nel tessuto) e nella memoria collettiva che unisce conoscenze storiche e cosmogoniche. Molti di questi temi vivono nella tradizione orale, attraverso miti e racconti indigeni e sono alla base del lavoro del maestro.

Con il tempo partecipa a differenti attività artistiche, come corsi, laboratori, murales e realizza esposizioni collettive e individuali a livello statale, nazionale ed internazionale.

Nel 2006 partecipa alla realizzazione del giardino artistico del “Projekt Künstlergärten” a Sankt Leonhard am Hornerwald in Austria.

La sua serie “Wipil de Espiritus” viene esposta a Vienna nello spazio culturale “Das Literatur Atelier” ed a Parigi nella casa della cultura “Louise Michel”.

Nel 2007 è invitato due volte a Chicago (USA), a maggio partecipa per i Clubes Unidos dello stato messicano di Guerrero con l’esposizione collettiva “Raíces en la memoria”. A fine ottobre sarà al National Museum of Mexican Art per un’installazione sulla concezione maya della morte per la celebrazione dei giorni dei morti e per finire presenterà la mostra collettiva “Vivir o morir por la tierra” a sostegno della lotta in Guerrero contro la realizzazione della diga La Parota.

 

Nel 2008 e 2009 realizza con l’associazione Turrismo di Feltre (Belluno) i progetti "Bonbajel Turr”, una serie itinerante di conferenze, murales ed  esposizioni dei "13 Telai dello Spirito". Il primo progetto si svolge in Italia, Spagna, Francia e Belgio dal 5 novembre 2008 al 30 gennaio 2009 ed il secondo in varie città del Brasile dal 28 ottobre al 26 novembre 2009[35].

Riguardo la sua vita familiare è padre di due figli Alux Antún di quasi 7 anni  e Zul Antón di 4 anni avuti dalla sua compagna Zoila.

 

4.2. La vita comunitaria

 

Per comprendere il nostro artista è basilare parlare della vita comunitaria e quindi principalmente della casa, perché è proprio in questo ambito che si sviluppano le idee e le relazioni fondamentali della famiglia, lo spazio dove nascono e si sviluppano le sue ispirazioni.

Su un terreno, dove per sentire il rapporto dell’energia hanno precedentemente dormito i futuri abitanti, è realizzata l'abitazione in una forma romboidale per relazionarsi con le direzioni universali ed i quattro punti cardinali. Una maniera, secondo Antún, per assorbire le energie e gli spiriti. I quattro angoli della casa servono anche come mezzo curativo. Su questa base si crea un assemblaggio di tredici bastoni chiamati le 13 xules: collocati sopra le travi del soffitto. Questo, materializza la rappresentazione dello spazio celeste in contatto con la terra. Per completare gli spazi dentro la casa, il focolare è messo nel centro ed è protetto da tre pietre chiamate Yoket (Guardiani).  La funzione delle case costruite in questo modo, è la canalizzazione delle energie, dove il focolare posto al centro è punto di fluttuazione e ha la funzione di assorbire l’energia solare.

Al tempo stesso il focolare è il punto attorno al quale ruotano le principali attività:  la cottura degli alimenti, l'alimentazione, il caldo utile per ripararsi dal freddo, (anche perché la famiglia ci dorme attorno) e le relazioni familiari. Il dialogo familiare è estremamente importante per la coscienza collettiva e la trasmissione delle conoscenze cosmogoniche e sociali perché  nello scambio di parole si trasmettono le storie che fondano l'identità di tutti. Il focolare è quindi anche il centro della vita comunitaria, perché attraverso di esso si trasmettono le conoscenze.  

 

Fig. 8: Antún Kojtom, Rostros de la Memoria, 108x85, 2005

 

La cosa interessante di questa attività attorno al focolare è il gran carico di energia che trasmette e la proiezione che permette all'artista di creare un mondo magico e mistico. Proprio così è nato Rostros de la memoria (Fig. 8) il primo quadro che riesce a trasmettere questo concetto di vita comunitaria.

Rappresenta i colori tipici del focolare, come i grigiastri rosso e giallo delle fiamme, il nero del carbone ed il grigio-bianco della cenere e soprattutto del fumo, compagno fedele nella casa.

Fig. 9: Antún Kojtom, Iniziazione 1, 90X100, 2007

 

 

Fig. 10: Antún Kojtom, Iniziazione 2, 84x81, 2007

Il “risveglio psicologico” nella vita comunitaria del giovane Tzeltal avviene all’età di circa 6-8 anni con una specie di rito di iniziazione, la cosiddetta “Toma de Energía”. Il bambino o bambina viene accompagnato di solito dalla mamma o da un suo familiare, ad un formicaio nel quale dovrà inserire la sua mano e lasciarsi così pungere dalle formiche.(Fig. 9)

Questo trattamento ha lo scopo di svegliare le abilità del giovane maya che da allora dovrà iniziare a collaborare attivamente per il sostegno della vita comunitaria. Il rito può avvenire casualmente passando vicino al formicaio o per imposizione della famiglia quando si rende conto che il bambino continua a distrarsi troppo con la bellezza della natura e non dà importanza al trascorrere del tempo. (Fig. 10)

 

Fig. 11: Antún Kojtom, Iniziazione 3 (Divinos Gemelos), 100x90, 2007

 

Iniziazione che ha dovuto superare anche la coppia dei Gemelli Divini (Fig.11) che viene citata nel libro El popol Vuh, la Bibbia per i Maya.

  

Fig. 12: Antún Kojtom, Madre Maiz, 120x60, 2005 (A sinistra)

Fig. 13: Antún Kojtom, Mujer con Copal, 120x60, 2005 (A destra)

 

Un altro importante aspetto nella vita comunitaria è la semina che possiede una simbologia spaziale, rappresentata nel seminare a forma di rombo. Questo simbolismo funziona come generatore ed equilibrante delle forze energetiche, perché il rombo dirige l'energia. Se la semina non rispetta questo forma, il l'U'ch (la piaga) causa la perdita di energia e debilita ciò che si è seminato."

La scoperta o addomesticamento del mais per i Maya o figli del sole, è tale che essi si considerano uomini di mais. Nella loro cosmogonia, i creatori del mondo fecero gli uomini con il mais. Le quattro varietà del mais corrispondono infatti ai quattro tipi di uomini abitanti nel mondo: i bianchi, i neri, i gialli (asiatici) ed i rossi (americani originari).

Il valore nutritivo del mais, la capacità di essere trasportato e immagazzinato anche per un anno, il poter essere prodotto in diverse regioni e zone climatiche e la capacità di combinarsi a meraviglia con altri prodotti lo rende veramente magico. Di conseguenza si può immaginare la sacralità della milpa, il campo dove viene coltivato, il più delle volte assieme ai fagioli per ottenere maggior raccolto da entrambi.

 

Fig. 14: Antún Kojtom, Descubridores de maíz, 100x90, 2007

 

Il mito del mais di Tenejapa è anche rappresentato in un libricino che racconta la storia all’epoca in cui il mondo era fatto solo di pietra e gli uomini si nutrivano di quelle più tenere. I creatori della terra inserirono un chicco di mais dentro una pietra e furono le formiche più piccole che entrarono ad estrarre i primi grani di questo prezioso alimento.

 

4.3. Il Ch’ulel, l’elemento basilare della cosmovisione comunitaria, nella costruzione del linguaggio artistico  

 

La concezione del Ch'ulel, inteso come "spirito" o "anima" o “energia” è concepito nel ventre materno e rimane assopito fino a che non si prende coscienza della propria virtù duale. In realtà, molte persone arrivano a conoscere il proprio Ch'ulel attraverso apparizioni o insegnamenti nei sogni. Pertanto, i Maya credono che ogni persona sia  protetta da guardiani che abitano in qualche posto magico distante dalle case, come nelle montagne attorno. Allo stesso modo, si crede che esistano elementi della natura che hanno questa qualità spirituale, come è il caso degli animali, del mais, dei fagioli e degli alberi. 

Il Ch'ulel è una forma di dualità dell’essere, che trova la sua corrispondenza nel: lab, poslom, me'tik- tajtik e ch'ulel minore.

 

a) Lab. Chiamato lo "Spirito Poderoso" degli sciamani. Questi ultimi sono i nonni e le nonne che si denominano Sna', o "quelli che conoscono o hanno la saggezza"; i loro spiriti sono i giaguari che conservano quattro caratteristiche, come il Tzaj Balam (Giaguaro Rosso), Yax Balam (Giaguaro Verde), Ja'al Balam, (Giaguaro Acqua), ed Ik' Balam, (Giaguaro Vento). 

Lab è una parola derivata da Lap'al, il cui significato si riferisce a quello a cui è legato l’altro elemento. Nel Lab c'è così un significato duale, con differenti tipi di giaguari (simboli).

Nel telaio intitolato proprio “Lab” (fig.15) possiamo notare la dualità dell’ uomo-animale nei due diversi corpi che si fondono, negli arti anteriori e nelle teste. Lo stesso fanno i colori nel medaglione.

b) Poslom. Dualità di "spirito" simile al fuoco, o relazionato con esso, è considerato il viaggiatore dello spazio, ha forma in sagome di luce, persone o sfere.

c) Me'tik-Tajtik. Madri e Padri che formano una dualità eterna, vincolati coi morti, guardiani che inducono alla conoscenza della morte.

Fig. 15: Antún Kojtom, Lab, 123x83cm (tela 87x64), 2008 (sinistra)

Fig. 16: Antún Kojtom, Niña Libélula, 125x73cm (tela 86x55), 2009 (destra)

 

La morte, vista come una sorella maggiore, non rappresenta la fine, ma bensì l’inizio di qualcos’altro. Lo spirito infatti, dopo un periodo di assenza uguale agli anni vissuti sulla terra, ritorna prendendo forma di una pianta, un animale ed anche di un altro uomo. Quest’ultimo si verifica se i guardiani della morte, coloro che erigono le regole della morte, vedono una necessità di farlo ritornare uomo per completare qualcosa.

Esiste anche una forma di castigo, se la persona durante la vita non ha rispettato la natura, ritornerà sotto forma di un insetto o di una piccola pianta ed alla sua fine anche il suo spirito sparirà per sempre. Antún racconta che può anche succedere che quando si incontrino i guardiani, ci vengano richieste alcune prove da superare, come il recuperare o giustificare la perdita dei propri capelli ed unghie. Nel caso in cui la persona non riuscisse a dare una spiegazione, il suo destino sarà quello di agonizzare perché lo spirito gira e rigira sulla terra fino al loro ritrovamento..

Da notare quindi la normalità con cui è trattato tale argomento che per la nostra cultura risulta invece terrificante . Così lo descrive la curandera nonna Margarita: “La morte non è la morte, è la paura che abbiamo del mutamento”.

 

  

Fig. 17: Antún Kojtom, Xlaj u’ (Eclipse lunar), 128x85 (tela 96x64), 2008

Fig. 18: Antún Kojtom, Ramona, 124x77cm (tela 86x56), 2008, (destra)

 

Nel telaio intitolato “Xlaj u’ “ (Eclissi lunare, fig.17) Antún riprende un glifo maya e paragona la morte della luna a quella della persona che viene preceduta dalla presenza vicino alla casa di uccelli ed animali particolari e poi dall’arrivo del coniglio bianco. Coniglio bianco rappresentato nello stesso glifo. Gli arti, sono metà con carne e metà con solo ossa, a rappresentare la dualità vita-morte. I punti bianchi che cadono dalla mano sinistra rappresentano l’energia della persona che sta uscendo dal corpo.

d) Ch'ulel minore. Ha la caratteristica di uno spirito minore, incarnato in uccelli dai colori vivaci ed in altri tipi di animali piccoli. 

Nel telaio intitolato “Niña Libellula” (Fig. 16) Antún ci vuole ricordare l’importanza che i Maya davano alle piccole creature sulla terra. La libellula rappresenta il mito in cui un uomo nello schiacciarla uccideva allo stesso tempo sua figlia, che aveva la sua dualità proprio con quell’ insetto, e morendo diceva: - “Papà perché mi hai ammazzato?”

Antún, approfondendo la sua ricerca, ha trovato che la parola Ch'ulel, agente con caratteristiche duali, è composta da due radici etimologiche: Ch'ul e Lel. Ch'ul descrive, comunemente, gli elementi o oggetti lisci e Lel rappresenta movimenti o azioni invisibili dell'ordine metafisico provvisto di energia eterea. Dunque, la descrizione dell’ "anima" nel concetto maya è relazionata con una questione energetica, tutto per i Maya fa riferimento all’energia.

Per i maya precolombiani e contemporanei, è comune denominare "Nonni Creatori della Vita" i quattro elementi superiori: il Sole che è il "Padre Vivo", la Terra che è la "Madre Viva" e l'Acqua con il Vento, che a loro volta rappresentano i caratteri femminili e maschili. Per poter interpretare il Lab degli sciamani che sono chiamati tali perché possiedono uno "spirito poderoso” come i giaguari, Poslom, Me'tik, Tajtik o Ch'ulel minore, è necessario sapere che la conoscenza deriva da Lel.  Lel che equivale all'energia dei quattro elementi: Fuoco (Sole), Terra, Acqua e Vento, sui quali si è codificata una simbologia rappresentata da certi animali.

Per parlare del Lel, è necessario conoscere le caratteristiche dei giaguari rosso e giallo, tanto come il Lel della Terra rappresentato nel giaguaro verde, acqua e vento. Allora lo sciamanismo relazionato col nahual non è una  trasformazione corporea, bensì, piuttosto, l'uso di una conoscenza energetica di certi elementi che deve essere ricostruita attraverso la memoria dei Maya contemporanei Tzeltal di Tenejapa; Lab e Ch'ulel sono quindi livelli di energia e conoscenza universale.

Questo è proprio l'obiettivo dell'artista, trovare nella conoscenza, attraverso la memoria del popolo, l'anello che aiuti ad interpretare il senso della cosmovisione maya dalle sue origini, a partire dalla prospettiva artistica e cromatica.

L’importanza del Ch’ulel è tale che gli artisti maya sono influenzati da questa concettualizzazione duale dell'universo e ancor di più quando queste idee creano uno stato che va dall’ onirico alla realtà, portando come risultato un ideale che si condensa nell'opera conclusa.

Antún Kojtom è l’artista che più si dedica a rappresentare questa corrente. La sua opera gode infatti di una ricchezza cosmogonica, dove si fondono i principali elementi della cosmovisione maya contemporanea. I suoi principali lavori ne sono la conferma, come Ox Lajuneb Sjalabil Ch’ulelal” (Tredici Telai di Spirito). Più che essere una rappresentazione folkloristica della percezione dei sensi, è un progetto della sua stessa esistenza: ideale della popolazione maya.

 

4.4. Tredici Telai dello Spirito

 

Ox Lajuneb Sjalabil Ch’ulelal o “Tredici Telai di Spirito”, è una serie di opere relazionate con la dualità e il concetto di energia cosmica, che cerca di interpretare gli spiriti animali come parte della visione del mondo maya.

Telaio e Ch’ulelal (plurale di Ch’ulel) uniscono due differenti forme di conoscenza. L’uso del telaio da cintura per Antún è un’icona millenaria della conoscenza maya che si mantiene nel lavoro delle donne tzeltal di Tenejapa. Allo stesso modo la magia racchiusa nella concezione dei Ch’ulelal è un altro modo di conoscere e vedere il mondo, rappresenta una differente forma di cultura, un modo diverso di considerare la natura che ci circonda.

La ricerca pittorica diventa così un processo in cui la tradizione e il pensiero tzeltal contemporaneo si confrontano e uniscono.

Le tredici tele-telai su cui Antún dipinge sono prodotte da una associazione di donne artigiane della sua comunità. Loro sanno le misure e la quantità di fili che servono ad ogni telaio, loro selezionano lo ste’el jalabil (i pali del telaio) e scelgono il siban te’, l’arbusto locale, che abbia la consistenza adeguata per lavorare i fili.

Ricorrendo al numero tredici Antún fa riferimento alla concezione maya delle tredici energie sacre ascendenti del cosmo e della natura. In questo modo i telai diventano metafora degli spiriti animali tessuti secondo i loro differenti colori.

 

Fig. 19: Donna Maya con telaio “a tensione” o “da cintura”.

 

4.5. Antún Kojtom: Objetividad y Subjetividad en su Lenguaje Pictorico, de Osbaldo Garcia Muñoz

 

A decir verdad, el lenguaje humano, hablando particularmente de la lengua, implica un sinnúmero de elementos que van más allá de la simple representación de los signos del sistema que los contiene. Así, pues, tomando como referencia el pensamiento de Antún Kojtom, hallamos que en las palabras del idioma Tseltal es posible dilucidar el concepto de la dualidad en los signos. La palabra “cielo”, por ejemplo, no corresponde, estrictamente hablando, a la idea que tenemos en el español.

No hay tal “cielo” —dice Antún—, en el sentido de las lenguas occidentales. Para nosotros, no se trata de un referente directo, sino simbólico. En nuestra lengua, “Cielo” es “Chul Chan”. Chul, primera parte de la composición lingüística, se relaciona con lo “sagrado”. Sin embargo, desde mi punto de vista, digo: “¿Cuál sagrado? ¡Vamos a ver qué es esto de Chul!” Y resulta que la concepción de “sagrado” proviene de la relación que se hace con el vocativo “Chul Na’”, o sea “casa sagrada”, y que tiene su origen en la intromisión del término “iglesia”, propiamente católico. Por esa razón, al hacer mis inferencias sobre el tema, descubrí que esta acepción, en realidad, tenía vínculos con “Chu lul”, que nos remite a algo “liso”, “caminos lisos”, aquello que es “etéreo” y con “Chan”, que significa “serpiente”. Es aquí donde, por primera vez, encuentro una palabra compuesta de dos términos que implican más de lo que representan.

Como hemos visto, el artista pasa de un contexto puramente estético a uno totalmente antropológico y lingüístico. Lo interesante es el cuestionamiento que en principio hace el artista de su entorno; luego, su búsqueda por entender esa realidad a partir de su visión del mundo. Surge, pues, una crisis conceptual que, en seguida, se transforma en una reinterpretación de lo conocido, lo que para Bourdieu es la subjetividad objetivada.

Entonces, seguí buscando durante mucho tiempo el porqué de lo sagrado de la palabra Chul Chan —continúa Antún—. Así, mirando las estrellas, pensando en que quizá existía algo en común con el universo, finalmente, llegué a la conclusión de que Chul Chan es la energía del cielo, el “Rayo”. Y esto explica por qué a las líneas en zigzag de los bordados que elaboran las mujeres tseltales le llaman “Bel Chan Luch”, o sea, “Camino de Serpiente”; porque Chan es la energía materializada, la serpiente como símbolo del rayo.

¡Eureka! Qué sencillo, ¿no es cierto? Sin embargo, para llegar a este resultado es necesario entrar en un proceso de saber escuchar la palabra misma; es decir, entender su contenido en relación del todo existente, es juzgar las cosas a partir de la introyección de los elementos y decodificar los signos para hallar los símbolos que están en juego.

En fin —concluye el artista—, lo que busco es una nueva teoría que me permita descifrar el lenguaje y los símbolos de nuestros pueblos a través de los registros culturales que existen en las costumbres y el lenguaje actuales; por ejemplo, en los bordados que comenté hace un momento, o en los rezos de Tenejapa. La idea es comprender y asimilar útilmente estos conocimientos para trasladarlos al campo de lo estético y usarlos como instrumento de interpretación y eliminación de la confusión creada por el sincretismo.

Como vemos, el trabajo del arte, en sí mismo, conlleva una carga profundamente ideológica y, hasta cierto punto, científica. No se parte de la nada ni se pinta por pintar. Si bien es cierto que lo que calificamos en la obra es lo puramente estético, entendiéndose esto como la distribución armónica de los elementos en pugna —composición, color, etcéterea— no debemos pasar por alto que un trabajo artístico es lo que es porque se han resuelto en él los problemas de la objetivación de las ideas.

 

Del Yo-Subjetivo al Soy-Objetivo

Pero ¿cómo se pasa de lo objetivo a lo subjetivo y de lo subjetivo a lo objetivo al mismo tiempo? Emile Durkheim afirma que “Cuando cumplo mi tarea de hermano, de esposo o de ciudadano, cuando respondo a los compromisos contraídos, me atengo a deberes definidos, fuera de mí y de mis actos, en el derecho y las costumbres. Y aunque concuerdan con mis sentimientos, y pese a que percibo interiormente su realidad, ésta no deja de ser objetiva; pues yo no los he creado…”

En resumen, para entender el mundo partimos de una asimilación condicionada de la realidad que “no sólo son exteriores al individuo, sino que están dotados de un poder imperativo y coercitivo en virtud del cual se le imponen, quiéralo o no”. Por lo tanto, se entiende que nuestra forma de pensar y ser están reguladas por lo social. No obstante, hay un punto en que lo objetivo es transgredido por la subjetividad.

Veamos:

a)Partimos de la Realidad Objetiva

Según Durkheim, efectivamente, existe una realidad objetiva que está coaccionando el pensamiento del artista, del hombre. Hay una realidad que lo oprime y que no puede controlar, pero que, a su vez, le da sentido a su existencia. ¿Cuál es la respuesta que él procura a esta opresión? ¿Cómo responde a estos estímulos? El primer obstáculo es aprehender lo objetivo, es decir, lo que es externo a mí. Y en este caso, lo objetivo es Tenejapa y mi condición de miembro de la comunidad y lo que implica. Pero, realmente, ¿estamos concientes de ello? Para entender esto, volvamos a nuestro viejo conocido: Antún Kojtom.

En una de las entrevistas que tuve con el pintor, él explica que tuvo que salir a muy temprana edad de su lugar de origen para ir a trabajar a otro estado. En ese lugar —Puerto Vallarta, Jalisco— tuvo sus primeros contactos con la pintura, pero, también, fue ahí donde descubrió lo que para mí fue lo mas interesante de la plática: “Me di cuenta —dice Antún— de que había perdido mi identidad”. ¿Qué significa esto? ¿Yo no era yo? ¿O yo era otro yo? No voy a meterme, por ahora, en esta discusión profusa de la identidad.Lo que quiero que observemos es que, de alguna manera, Antún se había dado cuenta de lo importante que es reconocer, con ojos de asombro, el espacio en que se puede decir “SOY”. Y cómo a través de ese descubrirnos está nuestra oportunidad de rehacernos. Entramos pues a la dialéctica del ser: pasar del Yo-subjetivo al Soy-Objetivo, y viceversa.

b) Asimilación de lo social-objetivo: Subjetivación

Una vez descubierta esta relación del ser individual en relación de lo social, viene el reto de lo que quiero hacer con ese descubrimiento. Para algunos quizá esto no le sirva de mucho. Pero para el artista ese es el detonante de toda su capacidad creativa. Ahora, hay que hacer un intento por subjetivarlo todo: “Actualmente —nos confia el pintor—, trabajo en lo que yo llamo ‘La Memoria de los Mayas-Tseltales de Tenejapa’. Intento hallar los signos filosoficos y poeticos que definen a esta comunidad”.

Pongamos atencion en la frase “Intento hallar los signos filosoficos y poeticos que definen a esta comunidad”. Lo que en principio fue algo comun, pues era parte de la realidad que conociamos, de pronto, se convierte en la base de la labor artistica. Aqui se resume el ejercicio de la subjetivación. Por primera vez, el hombre pasa de ser un simple ser pasivo a otro activo. Dentro de sus más recónditos espacios de conciencia se pone a prueba toda su capacidad cognitiva. El punto es: ¿cómo materializo eso que yo pongo en mi discusión interna?

C) Objetivacion

Para lograr mis objetivos, elegi el número 13, los telares como lienzo principal y el tema del Ch’ulel a lo que yo llamo “13 Telares de Espiritu”. Esto, porque la numeración es un lenguaje energético. Al encuadrar mi obra en esta singularizacion es como entrar a un mundo cósmico de evocaciones que propicia el pensamiento crítico y reflexivo, las ideas mismas. Pues, las obras artísticas son generadoras de energía.

Decir que “las obras artisticas son generadoras de energia” es estar llevando los conceptos a planos metafisicos y que estan mas relacionados con la forma en que decodificamos lo observado. Pues, muchas veces, no es lo que miramos sino lo que queremos ver.

Aunque este asunto quedara para otro momento. Lo que si nos interesa ahora, es mostrar que, a partir de que se cuestiona lo conocido y se construye otra realidad distinta a lo encontrado, es decir que cuando el pintor confronta la realidad social, la pone en discusión, creando la obra misma: Tesis, Antitesis y Sintesis de Hegel.

Con esto se reafirma la importancia del trabajo artistico como una forma de mostrar una realidad no existente, pero que, sin duda, representa una hipotesis que, en la medida de su fuerza compositiva (fondo y forma) transforma nuestras vidas.


CAPITOLO 5

 

I progetti "BONBAJEL TURR”

 

5.1. Bonbajel Turr Italia e Europa, 5 novembre 2008 - 30 gennaio 2009

 

L’idea di questo progetto nasce durante il 4° viaggio di Marco in Chiapas, il quale per ricambiare la grande ospitalità ed i tanti insegnamenti appresi, invita a sue spese il maestro Antún Kojtom in Italia, senza rendersi ben conto di tutta la carica di energia e spiritualità racchiuse nel messaggio di Antún, il suo è semplicemente un gesto in amicizia.

L'idea si concretizza nella realizzazione del  progetto “Bonbajel Turr Italia e Europa, 5 novembre 2008 – 30 gennaio 2009”. Il nome “Bonbajel Turr” è la fusione delle prime parti delle due associazioni coinvolte “Bonbajel Mayaetik” e “Turrismo”[36], con il gioco di parole della pronuncia inglese di tour, perché si tratterà proprio di un giro di mostre, murales e conferenze. È in altre parole il frutto cresciuto nei suoi vari incontri con i pittori maya.

Un incredibile tour in tutta Italia (isole comprese), Barcellona, Parigi e Bruxelles della mostra “Ox Lajuneb Sjalabil Ch’ulelal” (tredici Telai dello Spirito) con anche la realizzazione di murales e una conferenza dello stesso maestro Antún Kojtom sulla pittura maya contemporanea degli artisti del Chiapas attraverso la proiezione delle foto dei loro quadri.

Far conoscere i telai rappresenta per Antún una forma di pregare e di provocare energia, perché gli stessi sono generatori d’energia e ricorrendo al numero tredici fa riferimento alla concezione Maya delle tredici energie sacre ascendenti del cosmo e della natura.

Il progetto si carica di grande responsabilità nel mantenere viva la loro memoria collettiva, la simbologia dei tessuti, la tradizione, i miti e tutte le altre espressioni della cultura originaria, da diventare per Antún la missione della sua vita. Espressioni tramandate oralmente dagli anziani della sua famiglia attorno al fuoco, il punto di massima energia, durante le fasi principali della giornata come cucinare, mangiare, scaldarsi e dormire. Utilizzando per questa sua missione, anziché le classiche tele, i telai a tensione fatti a mano (Fig. 19), che alla praticità di viaggiare, avvolgendoli in una borsa, rappresentano un’icona millenaria della conoscenza Maya che si mantiene nel lavoro delle donne tzeltal di Tenejapa.

Kojtom è il primo ed unico artista che utilizza questo supporto per dipingere.

Vediamo dove hanno avuto luogo le varie tappe del progetto in Italia e Europa dal 5 novembre 2008 al 30 gennaio 2009:

Prima tappa a Roma dal 7 al 12 novembre: esposizione al Museo Nazionale Etnografico Pigorini in collaborazione con l'Ambasciata Messicana e ESN Italia durante l’Incontro Culturale Erasmus (ICE). Inaugurazione alla presenza dell'Ambasciatore Messicano Jorge Chen. Ospiti prima nella casa di Ciccio e Pasquale e poi di Simona e Erika.

Seconda tappa a Cosenza dal 14 al 18 novembre: esposizione presso l'associazione culturale Gradiva in collaborazione con ESN Cosenza e l'ISCaPI, conferenza alle due lll° media delle scuola di Rovito. Ospiti nella casa di Cesarino, Pietro, Paolo, Begonia e Juan.

Terza tappa a Messina e Milazzo 19 e 20 novembre: conferenza presso l'associazione "Guernica" in collaborazione con ESN Messina. Ospiti nella casa di Rita e Paolo a Milazzo.

Quarta tappa a Palermo dal 20 al 23 novembre: esposizione al "Cayman Club" in collaborazione con ESN Palermo. Ospiti nella casa di Davide Palemmo.

Quinta tappa a Cagliari dal 24 al 26 novembre: esposizione allo "Spazio P" e conferenza all’Università in collaborazione con il prof. Riccardo Badini ed ospiti nella sua casa.

Sesta tappa a Siena dal 27 novembre al 11 dicembre: esposizione e conferenza al "Bella Vista Social Pub", seconda esposizione alla galleria d'arte contemporanea "Didee” e altra conferenza alla facoltà di Lettere dell’Università in collaborazione con ESN Siena GES (Gruppo Erasmus Siena). Alloggiati nella casa di Marco, la sede operativa del Turrismo a Belcaro di Siena.

Settimana tappa a Colle di Val d'Elsa (Siena) 4 dicembre: conferenza al Teatrikos in collaborazione con il dott. Luca D'Ascia.

Ottava tappa a Milano dal 11 al 13 dicembre: conferenza all'Università Statale in collaborazione con ESN Milano Statale e murales all'ospedale Melloni nel reparto pediatria per il progetto: Arte in Movimento” dell’artista Gregorio Mancino. Ospiti nella casa del Marinoni e poi di Paulaner e Annalisa.

Nona tappa a Cuneo 15 dicembre: conferenza al museo civico di Cuneo in collaborazione con il Comune e il dott. Andrea Vaschetto e ospiti nella sua casa.

Decima tappa a Savigliano (Torino) 16 dicembre: conferenza nella sede distaccata dell'Università di Torino in collaborazione con il prof. Guaraldo e la dott.ssa Alessia Glielmi.

Undicesima tappa a Torino 13-14 e 17-18 dicembre: murales nella casa del dott. Pasquale Garios e conferenza all’Università di Torino in collaborazione con il prof. Comba e la dott.ssa Alessia Glielmi. Ospiti nella casa di Vincent e poi di Paski.

Dodicesima tappa a Benevento dal 19 al 21 dicembre: esposizione nel Chiostro dei Domenicani in collaborazione con ESN Benevento durante la partecipazione alla Piattaforma Nazionale di Erasmus Student Network Italia.

Tredicesima tappa a Feltre (Belluno) dal 25 dicembre al 7 gennaio 2009: conferenza presso la Birreria Pedavena in collaborazione con il gestore Lionello Gorza. Donazione al Museo dei Sogni e della Memoria da parte dell'associazione Turrismo del quadro: Rostros de la memoria della serie “Memoria Maya Tzeltal di Tenejapa” ricevuto in regalo dallo stesso Antún Kojtom. Ospiti nella casa dei genitori di Marco.

Quattordicesima tappa a l’Escala, Costa Brava (Catalogna - Spagna) dal 7 al 9 gennaio, ospiti da Giancarlo Pedote, autore di due manuali sulla vela, in preparazione dell'attraversata in solitaria dell'Atlantico nella regata Charenne Martime - Bahia 2009, (il futuro Bonbajel Turr Brasile 2009).

Quindicesima tappa a Barcellona (Catalogna - Spagna) dal 9 al 18 gennaio: conferenza presso il "Centro Culturale Valentina" ed esposizione nella Casa de la Solidaritat in collaborazione con El Lokal. Ospiti nella casa di Paolina e Martin.

Sedicesima tappa a Bologna, 20 gennaio conferenza al Ginga Art Cafè in collaborazione con ESN Bologna. Ospiti nella casa di Francesco, Serena, Giovanni e Andrea.

Diciassettesima tappa a Torino 21-22 gennaio per terminare i murales nella casa del dott. Pasquale Garios. Ospiti nella casa di Paski.

Diciottesima tappa a Parigi (Francia) dal 23 al 28 gennaio: intervista Radio nel programma “Terra e Libertà” di Radio Libertaire e conferenza al Bistrot Littéraire "Les Cascade". Ospiti nella casa di Marie.

Diciannovesima tappa a Bruxelles (Belgio) dal 28 al 30 gennaio: esposizione al "Boa press" in collaborazione con la dott.ssa Celine Vivier e Boa Press. Ospiti nella casa di Celine.

Per un totale di 9 esposizioni (Roma, Cosenza, Palermo, Cagliari, 2 in Siena, Benevento, Barcellona e Bruxelles) 2 murales (Milano e Torino) e 14 conferenze (Cosenza, Messina, Cagliari, 2 in Siena, Colle Val d'Elsa, Milano, Cuneo, Savigliano, Torino, Feltre, Barcellona, Bologna e Parigi) in ben 87 giorni.

Il progetto si è potuto realizzare ad un costo totale inferiore ai tremila euro, compreso il volo dal Messico, grazie alle tante amicizie  mantenute e create negli oltre dieci anni di volontariato di Marco all'interno dell'associazione universitaria Erasmus Student Network a livello locale (Siena), nazionale ed internazionale. Amicizie in grado di offrirgli un perfetto e caloroso supporto logistico ed organizzativo (non dormivano in asettiche camere d’albergo, ma in accoglienti case). Giustamente il maestro Antún ha voluto loro dedicare e regalare il quadro “Discoteca” ispirato proprio alle tante nottate passate in compagnia dei suoi tanti e nuovi amici “Erasmus”.

Il successo e il divertimento con anche il guadagno economico per Antun nella vendita dei suoi quadri, hanno insegnato a Marco un'altra importantissima lezione di vita, che in nessun libro di scuola esiste: l'individualismo non paga quanto il collettivismo! Mai infatti in cosi breve tempo la sua associazione Turrismo si sarebbe potuta far ben conoscere, da finire sui giornali e successivamente in diretta nella televisione nazionale, oltre che sulla barca nella regata transoceanica.

Senza dimenticare le tantissime soddisfazioni e bellissimi momenti nell'incontrare i suoi vecchi amici che puntualmente li ospitavano.

L’arte diventa così non solo un momento di gioia, ma anche un potentissimo mezzo per far conoscere ad alta voce il messaggio della cultura Maya e l’importanza di recuperare, mantenere ed avvalorare le proprie origini e cultura.

Per il maestro è stata la consacrazione come artista e una esperienza irripetibile. Il vivere con le persone del posto e il condividere con loro vari momenti, ha reso questa esperienza autentica e genuina e non artificiale e più cara come quella da catalogo turistico di agenzia di viaggi.

Non sorprende quindi che con la promessa, fatta da Marco a Giancarlo, di aspettarlo in Brasile, voglia replicare il progetto. La sua grande fiducia per il prossimo gli fa sottovalutare le tante difficoltà nell’organizzarlo, impara una volta di più l’importanza dell’amicizia, ma riesce a portalo a termine, volere è potere.

 

5.2. Bonbajel Turr Brasile 23 ottobre – 26 novembre 2009

 

L’importanza della missione e il successo del progetto precedente danno a Marco l’energia per ridurre drasticamente il suo lavoro e dedicarsi invece nel replicare il “Bonbajel Turr” in Brasile. Aveva in effetti promesso al suo caro amico Giancarlo Pedote, nonché primo socio onorario e sostenitore del Turrismo, di aspettarlo a Salvador de Bahia. Giancarlo si era infatti qualificato per attraversare l’Oceano Atlantico in solitaria su una barca di 6,50 metri con partenza dalla Francia, nella regata Charenne Maritime – Bahia. Attraversare l'Oceano in solitaria  rappresenta per lui realizzare il sogno della sua vita.

L’organizzazione, a differenza del primo progetto realizzato in “casa” con la fondamentale collaborazione di Erasmus Student Network Italia è stata molto complessa. Sono stati necessari mesi e mesi, molti dei quali da solo, sul computer e connesso ad internet data la lunga distanza e per tenere bassi i costi. Tempo dedicato a scrivere e riscrivere il progetto in italiano per la ricerca di fondi, mai arrivati, ed in spagnolo; a migliorare il sito del turrismo.it  e completarlo nella versione inglese; a cercare biglietti aerei economici per arrivare in Brasile per lui e per Antún dal Mexico e modi economici per muoversi all’interno del Paese. Per non parlare della ricerca principale e costante quella di enti, associazioni, università, istituti, amici di amici che  potessero collaborare con un locale-sala per esporre, fare la conferenza, fare promozione e cercare degli spazi per dipingere i murales.

In aggiunta al precedente progetto, il Bonbajel Turr Brasile 2009 prevede la proiezione di due video e la promozione di un libro. Il primo video su Antún realizzato dal messicano Diego Moreno Garza di Jex Produtions e il secondo sull’immigrazione bellunese di “Come ‘na volta” del comune di Arsiè (Belluno). Il libro è “Amici Alberi” di Cesare Dalfreddo, un carissimo amico nonché “gemello” di Marco, scomparso pochi mesi prima, alla cui memoria il progetto è dedicato.

La sola e unica certezza per Marco, nello stato del Rio Grande do Sul, erano i suoi lontani parenti bellunesi, conosciuti nel suo precedente viaggio ai quali avrebbe fatto un grandissimo piacere la loro visita.

Giancarlo lo skipper, in grande amicizia e per tutto il suo impegno nel progetto, gli concede una parte dello scafo della barca, per mettere il logo del Turrismo. Quale migliore occasione per dimostrare, accogliendolo in Brasile, di essere l’associazione dell’amicizia?

Nonostante i suoi tantissimi sforzi Marco arriva in Brasile con molto ancora da organizzare per il “turr” artistico ma in perfetto orario per aspettare Giancarlo al porto. Dopo una lunga e movimentata nottata di attesa e di colpi di scena, la sua barca arriva sotto una pioggia incredibile. Giancarlo è distrutto, ma soddisfatto della grande impresa di aver concluso la regata oceanica di un mese in solitaria, primo posto assoluto degli italiani e quarto nella sua categoria, su una cinquantina circa.

Marco, per non vanificare il progetto, riprende la ricerca di locali-sale dato che solo la prima delle quattro tappe, a Minas Novas era pienamente organizzata dall’associazione Cooperazione Internazionale Sud Sud (C.I.S.S.) merito di Maria Giovanna Mulè, un’amica della sua amica Carmela e di María Gastón, la responsabile del CISS in loco.

A Minas Novas una cittadina a circa sette ore da Belo Horizonte, la capitale dello stato di Minas Gerais nel centro del Brasile, si realizza la conferenza presso la sala comunale stracolpa di persone e la mostra dei “13 telares de Espiritu” nel centro delle Sorelle Salesiane. Nello stesso centro Antún imparte due corsi di pittura agli oltre cento bambini che lo frequentano e realizzano dei murales sulle scalinate della palestra.

A Salvador, la capitale dello stato di Bahia, la tappa più lunga del progetto, Marco tramite la sua amica Alessia, entrato in contatto con l’Istituto di Cultura Brasile Italia Europa (I.C.B.I.E.) al quale era piaciuto il progetto per la sua “pazzia”, usando le parole del direttore. Il telaio di Antún intitolato “Ramona”” partecipa alla mostra collettiva dell’evento “La Caduta del muro di Berlino…e di tutti gli altri muri”.

L’occasione dei venti anni della caduta, aveva dato allo stesso ICBIE con il Comune di Salvador e il Goethe Institut ed in collaborazione con Italia Amica, Universidade Federal da Bahia, Arci Solidarietà e Lahn Artists Limburg Deutschland, l’idea di organizzare tale evento per svegliare la coscienza storica e ricordare che tuttavia esistono ancora tanti muri, soprattutto virtuali, da abbattere. Come quello ideologico costruito dalla classe politica ed economica messicana per emarginare, sfruttare e cancellare il popolo originario Maya.

Presso l’ICBIE si svolge la conferenza di Antún e riesce anche ad organizzare la mostra dei “13 Telares de Espiritu” per una sola giornata, data la concomitanza di una altra mostra, sufficiente però per far si che le 13 energie si possano irradiare anche a Salvador.

L’Evento de “La Caduta del muro di Berlino…” si conclude con la costruzione, pittura e distruzione di un muro in cartongesso nel pieno centro storico di Salvador, nel Largo do Pelourinho. Un gesto dalla grande importanza simbolica, che ci ricorda che quel muro di divisione in Germania, agli inizi degli anni ’80, diventò uno spazio perfetto per “Fare Arte” e cosi lo è stato ancora con anche i simboli Maya: il Sole, la Terra, l'Acqua e il Vento.

Gli stessi simboli maya e altri ancora, che giorni prima erano stati oggetto dell’incontro di Antún con il collettivo di graffitari di Bahia del “Progetto Salvador Grafita”, simboli riprodotti subito dopo in diversi muri del ICBIE.

Nella tappa del sud a Três di Mayo, una piccola cittadina vicina al confine con Argentina, i suoi familiari, gli hanno organizzato un incontro con il vicesindaco, un giornalista, un fotografo e una radio locale.

Dal quale si concretizza l’idea della conferenza e la mostra dei “13 Telares de Espíritu” presso il Comune.

L’ospitalità dai cugini lontani di Marco è quella tipica di una volta, con il tradizionale Churrasco, ossia carne alla brace che viene servita praticamente a tutte le ore e in tutte le case dove saranno ospitati. Sono intervistati da altre due radio locali e i messaggi promozionali della mostra e conferenza passano in continuazione. L’associazione locale “Três de Maio” di emigrati bellunesi che contattata da Marco vari mesi prima non aveva dato la sua disponibilità, ora si impegna a diffondere l’evento, gli organizza una festicciola e accetta molto volentieri alcune copie del libro “Amici Alberi” che utilizzerà per le loro lezioni settimanali di italiano.

Il giorno prima di raggiungere Rio de Janeiro, a Curitiba ospiti di un altro dei suoi cugini, riescono finalmente ad avere un contatto con un componente del Movimento Senza Terra che li porterà a conoscere la realtà dei “Senza Tetto” i quali anziché occupare delle terre abbandonate  occupano palazzi, fabbriche o altri edifici chiusi. Li accompagnerà anche nella pericolosa favelas di Marè presso la “Rete di sviluppo di Maré” dove ai componenti del direttivo Antún terrà la conferenza con il solito power point in una forma più rapida.

Saranno alla fine della giornata ospiti nella favelas Cidade de Deus, tradotto in italiano “Città di Dio”, presso la parrocchia dal sagrestano pittore nonché coordinatore di una Casa di Cultura, per un valido intercambio di esperienze.

Il progetto è stato tutt’altro che una passeggiata e soddisfatti di essere alla fine riusciti a portarlo bene a terminare e di averlo concluso nella città e casa di Dio, festeggiano salendo al Cristo Redentore che domina tutta la bellissima ed incredibile baia di Rio de Janeiro.

A Marco resta però il dubbio che nei primi giorni a Salvador era un incubo: ma se quei 3 mila cinquecento euro li avesse usati per fare il secondo piano del “taller-galeria Gráfica Maya” o in altri modi in Chiapas e ne avesse guadagnati degli altri portando in giro i turisti nelle colline toscane? I soldi infatti utilizzati erano quasi tutti i suoi risparmi avuti da sua nonnetta Antonietta venti anni prima, ma per l’amicizia con Giancarlo e per l’importanza della missione di recupero della memoria Maya-Tzeltal di Antún, ha preferito buttarsi in questa avventura. Missione che continua a  dare a Marco quella energia necessaria, per continuare sull’intrigante cammino dell’amicizia e dell’arte come miglior mezzo di lotta per un mondo migliore che esiste già, che è semplicemente dentro di noi, quello della condivisione reciproca.

Il recupero della cultura Maya è in effetti simile a quello che Marco vuole fare con la sua cultura, recuperare i valori e principi di una volta imparati in famiglia, basati principalmente sulla Parola, senza niente di scritto, firmato, o sigillato come il senso di gratitudine, solidarietà e memoria imparate da Marco proprio dalla sua nonnetta e per questo il Turrismo a lei è dedicato.


Conclusioni

 

Figura 20: Antún Kojtom, El grito Maya, 80x111cm, 2004

 

Gli artisti fanno parte delle poche categorie che il sistema non riesce a controllare ed a imprigionare con la settimana lavorativa. L’arte come forma di libertà e indipendenza

Per gli artisti e anche per i Maya, non esiste la giornata della domenica o meglio, a loro scelta, può essere o non essere domenica. Non c’è quella netta differenza fra il lavoro ed il piacere, uno include l’altro.

Esistono infatti tanti lavori-passioni che danno piacere nel realizzarli, questo muro fra tempo libero e lavoro è di recente invenzione. Il lavorare nei campi, l’avere la propria piccola attività, il contribuire collettivamente in svariate forme, dava quel gratificante senso alla propria giornata e vita. Nei Maya non esiste lo sfruttamento dell’uomo sull’altro uomo, ma la collaborazione fra uomo e uomo. Le case ad esempio nelle comunità venivano costruite gratuitamente da tutte le persone insieme, sapendo che lo stesso avveniva per la propria di casa.

Quando servivano delle risorse dalla terra, per un valido motivo si chiedeva permesso alla Madre Terra (tagliare un albero per seminare o scaldarsi). Lo sfruttamento dell’uomo e della natura, in tali civiltà superiori non esisteva, siamo noi occidentali che praticandolo da secoli siamo dei barbari. Sfruttamento che anziché nascondere per pudore, idealizziamo al massimo come simbolo di orgoglio, progresso e addirittura civiltà. Nella nostra società, l’informazione e la conoscenza che riceviamo appena nati da tutte le istituzioni, scuola, televisioni, giornali, università, stati, politica e religioni non fanno altro che giustificare e consacrare questo incivile ed enorme sfruttamento dell'uomo su un altro uomo, per il privilegio di pochissime persone. Guerre, distruzioni, corruzione, inquinamento, spreco, ingiusta distribuzione delle ricchezze sono incivilmente più che tollerate nella nostra società.

Il principale dei mezzi adottati per creare un tale mondo “reale” fittizio è il controllo della conoscenza e dell’informazione, viviamo infatti in “democrazia” con una dittatura del conoscenza. Tutta la storia, delle origini dell’uomo ad oggi, è scritta e riscritta per legittimare lo status quo e quindi la classe economica e politica al potere con la diabolica invenzione degli Stati Nazionali e poi delle Unioni degli Stati, per aumentare sempre di più la distanza fra il popolo e i suoi rappresentanti.

La storia ufficiale, come riporta il libro di Aguirre Rojas, spesso è:

1-positivista, degrada la storia a una semplice e limitata attività di erudizione.

2-anacronista, pensa che gli uomini e le società precedenti siano stati uguali a come siamo noi adesso.

3-con una nozione del tempo storica, unica ed omogenea anziché di un tempo sociale e storico, multiple, eterogeneo e variabile.

4-con un’idea limitata del progresso: oggi è meglio di ieri e domani sarà obbligatoriamente meglio di oggi.

5-acritica, tipica attitudine passiva che mantengono gli storici verso le testimonianze e i documenti

6-alla ricerca di una presunta obiettività e neutralità assoluta di fronte l’oggetto di studio, quando è impossibile

7-postmodernista, la riduzione della storia a una sola dimensione narrativa e discorsiva, non studiano la storia reale ma i discorsi storici riguardanti l’avvenimento storico[37]

 

Questo metodo di scrivere la storia è lo stesso usato anche per la “creazione” della versione ufficiale dei Maya. Con il risultato di essere totalmente differente da quella vissuta dal maya Antún e a quella che si trova sui libri non ufficiali ossia pacifica, spirituale, egualitaria, senza classi sociali e con un altro concetto di religione. Le principali divinità da ringraziare e rispettare sono infatti i quattro elementi: il sole, la terra, l’acqua e l’aria. L’energia, la spiritualità e la dualità rappresentate nel Ch’ulel sono alla base di tutti gli incredibili traguardi raggiunti attraverso il volontariato, una grande autonomia locale ed un’economia del baratto agevolata con i semi del cacao

Ci si aspetterebbe che tale fantastica progredita civiltà, più giusta ed ugualitaria dovrebbe essere da esempio per le altre. Avviene invece l’esatto contrario proprio perché è considerata un grandissimo nemico da poter mettere in pericolo tutto l’immenso potere acquisito in vari secoli di dominazione di pochi uomini sul resto del pianeta.